Intervista a Tajani: «Vinceremo ancora. Siamo noi il buon governo»

Il ministro abbraccia i giovani di Forza Italia e incita: «Batteremo i comunisti»
MONTESILVANO
L’Abruzzo se lo porta dentro fin dagli anni ’70, i tempi del servizio militare nell’Aeronautica quando era un ragazzo di appena vent’anni e passava le giornate alla base radar di San Giovanni Teatino; adesso, che è il leader di Forza Italia, vicepremier e ministro degli Esteri, una parola di Antonio Tajani potrebbe cambiare gli equilibri politici anche nell’Abruzzo già proiettato verso le Regionali del 2029. Ma prima, ci saranno le Politiche 2027: «Vinciamo noi perché le vittorie si costruiscono con il buon governo», assicura Tajani che non vede un altro scenario possibile. E l’avversario da battere è lo stesso di sempre: i comunisti.
Tra i giovani di Azzurra Libertà, la festa del movimento giovanile di Forza Italia sulla spiaggia di Montesilvano, Tajani stringe mani, bacia e abbraccia e dispensa consigli ai suoi ragazzi “Innamorati del futuro”, così dicono le magliette celebrative. E il leader forzista rivendica «una cosa concreta» al di là della vicinanza ideale ai giovani: la candidatura a sindaco di Milano per Forza Italia di Matteo Perego, sottosegretario alla Difesa. «È un giovane rappresentante del governo», dice il ministro in camicia di lino bianca e sbottonata in stile spiaggia di fine estate, pantaloni khaki e scarpe da tennis, «Perego è uno che ha sempre militato nelle nostre fila e può rappresentare il futuro per Milano e per il nostro partito».
Nel villaggio sulla sabbia, sarà per gli adesivi con le frasi simbolo diventate tormentoni come “Siete ancora ed oggi come sempre dei poveri comunisti” oppure “Non sapete nemmeno scherzare”, la presenza di Berlusconi è ingombrante: «Un grande uomo», dice Tajani, «il mio maestro». Oggi, ore 20 e 22.30, l’intervista a “Il Fatto” su Rete8.
Ministro, lei vanta un curriculum politico lunghissimo e incarichi di vertice nelle istituzioni, sia nazionali che europee. Qui siamo ad Azzurra Libertà, la festa del movimento giovanile di Forza Italia: ma quando vede i giovani fare politica, uno come lei cosa pensa?
«Penso che facciano benissimo. È una cosa bellissima avere tanti ragazzi che si impegnano per difendere le proprie idee. Poi è quello che io ho sempre fatto, quindi – nonostante i miei capelli siano un po’ più chiari dei loro – mi sento giovane perché non ho mai cambiato idee, non ho mai cambiato bandiera e ho sempre dedicato la mia vita a battermi per difendere i valori nei quali credo. Non è una questione di grado. Mi hanno chiesto qualche giorno fa in un'intervista cosa farò dopo le elezioni, ma io non lo so cosa farò. Comunque, so anche non fare niente, ma continuerò a combattere per difendere le mie idee».
Quando ha cominciato lei a fare politica era un’altra Italia: ma perché ha iniziato?
«Io ho fatto un po’ di politica giovanile, poi ho fatto il giornalista e quando Silvio Berlusconi ha deciso di scendere in campo sono stato uno dei primi a dirgli di sì. Infatti, sono tra i fondatori di Forza Italia e lì sono sempre rimasto, senza tentennamenti, sia nei momenti in cui le cose andavano bene, sia nei momenti in cui andavano male. Perché è facile dire di essere di Berlusconi quando si vince, però bisogna anche essere coerenti: bisognava stare con Berlusconi anche quando si perdeva. Adesso, fortunatamente le cose vanno per il verso giusto e noi siamo grati a questo grande uomo che ha permesso a me e a tutti quanti di poter vincere le battaglie, perché lui era il miglior portabandiera dei valori nei quali credevamo e crediamo».
All’inizio, quale era la molla che l’ha spinta? Il desiderio di cambiare qualcosa?
«Il desiderio di difendere i valori che erano messi a repentaglio da una possibile vittoria dei comunisti in Italia. Non è solo una questione elettorale, è un modello di società. Io credo sempre in una società che mette al centro la persona, una società libera. Io sono cristiano e per chi si ispira ai valori cristiani c'è la centralità della persona, la libertà, la solidarietà. Non uno Stato che non garantisce il libero mercato o uno Stato che fa l’imprenditore: non ho una visione socialista della società. Ritengo infatti – visto che ha fallito in tutte le parti del mondo in cui è arrivata – che una visione socialista della politica e dell’economia sia un danno enorme. Anche per l’Italia un successo socialista o comunista sarebbe un danno, per quello ho deciso di impegnarmi in politica con Berlusconi, rinunciando al lavoro che avevo. È stato uno slancio ideale che poi mi è sempre rimasto; ho fatto sempre delle scelte di questo tipo. Quando mi licenziai dalla Rai, dove ero giornalista, per andare a lavorare con Indro Montanelli, feci una scelta legata ai miei valori e non certamente per i miei interessi economici».
Qui si parla del protagonismo dei giovani: i vecchi della politica, diciamo i saggi, sono pronti a consentire un ricambio generazionale?
«Io dico una cosa concreta: qui abbiamo lanciato per Milano la candidatura per Forza Italia di Matteo Perego, un giovane rappresentante del governo che ha sempre militato nelle nostre file e può rappresentare il futuro per la città di Milano e per il nostro partito. Quindi, abbiamo fatto già delle scelte concrete, non sono soltanto delle promesse. La candidatura di Perego è una dimostrazione di quanto noi crediamo nei giovani e di quanto spazio diamo loro».
Il 2027 sarà l’anno del ritorno al voto con le Politiche: secondo lei come andrà a finire?
«Che vinciamo! Vinciamo perché le vittorie si costruiscono con il buon governo. Dico qualche dato: un milione e 200mila posti di lavoro in più, 33 miliardi in meno di pressione fiscale, l’export che è cresciuto lo scorso anno del 3,3% in più e nei primi sei mesi di quest’anno del 4,5% in più nonostante due guerre e la guerra commerciale. La borsa va bene, lo spread scende... siamo soddisfatti, ma vogliamo fare ancora di più».
Per esempio.
«Aumentare gli stipendi degli italiani abbassando la pressione fiscale: la chiave è lì. Ridurre le tasse per favorire i consumi; se aumentano i consumi aumenta la produzione, e se aumenta la produzione, attraverso l’Iva e l’aumento dei consumi, arrivano più soldi nelle casse dello Stato. È una ricetta liberale molto semplice, nella quale credeva Silvio Berlusconi, che è stato il mio maestro in politica e conosceva bene le regole di un’economia liberale che porta benessere al cittadino».
Ministro, lei è stato il fautore del G7 di Pescara. A oggi le crisi internazionali si sono evolute: durante quel G7 si parlava di uno famoso “spirito di Pescara” come un embrione di pace in mezzo alle bombe, mentre invece le guerre sono aumentate. Ma davvero le guerre sono ineluttabili?
«Le guerre fanno parte della storia dell’umanità: bisogna ridurle e fare in modo che finiscano il prima possibile. Lo spirito di Pescara, per quanto ci riguarda, è ancora vivo in noi. Perché è ancora vivo? Perché, per esempio, si terranno a Roma ancora i colloqui tra israeliani e palestinesi. Non è una scelta casuale, è una scelta voluta, e tutti – sia israeliani, sia libanesi, sia americani – hanno compreso che Roma può essere la capitale della pace. Questo è un esempio delle cose che concretamente stiamo facendo».
Ministro, il governo Meloni ha appena festeggiato il traguardo del suo quarto anno, il governo più longevo della storia della Repubblica Italiana. Da Bari, il premier Giorgia Meloni ha elogiato la stabilità e ha parlato di un riposizionamento dell’Italia sulla scena internazionale. Lei, l’Italia, al di fuori dei confini nazionali, come la vede adesso?
«La vedo bene. C’è grande considerazione nei confronti del nostro Paese, come quando c’era Berlusconi al governo. Quando arriva la sinistra, purtroppo, poiché non ha una politica economica e non ha credibilità internazionale, l’Italia non cresce. Oggi invece siamo noi al centro dell'attenzione e dell’interesse. L’ho visto anche in occasione della mia ultima missione in Brasile e Argentina, in Sud America: siamo visti e considerati come grandi protagonisti e interlocutori. Lo siamo in Medio Oriente e lo siamo ovunque. Non siamo una grande potenza militare, questo è vero, però sappiamo sempre utilizzare al meglio la nostra forza di seconda potenza industriale europea e di quarta potenza commerciale mondiale».
Tornando dalle nostre parti, le ultime elezioni locali hanno sancito un ruolo di primo piano di Forza Italia, che si è piazzata prima sia a Pescara sia a Chieti, quindi in due capoluoghi di provincia su quattro. Questi dati devono farci pensare che ci sarà un cambiamento nei rapporti di forza nel centrodestra oppure no?
«Noi intanto vogliamo dare un contributo forte al centrodestra per sconfiggere la sinistra: questo è il nostro primo obiettivo. Vogliamo far vincere le nostre idee e i nostri valori. In Abruzzo certamente Forza Italia ha ottenuto dei risultati straordinari. Io sono molto fiero e grato a tutta la nostra classe dirigente, a tutti i nostri militanti e a tutti i nostri amministratori che stanno lavorando benissimo. Penso non soltanto al nostro segretario regionale Nazario Pagano o, visto che siamo a due passi da Pescara, al presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, ma penso anche al sindaco di Pescara, Carlo Masci, che secondo me sarebbe anche il miglior sindaco della Nuova Pescara. Questo credo che noi dobbiamo continuare a fare: lavorare per l’interesse dei cittadini. Il nostro non è un gioco di potere, è un servizio alla gente, e poi saranno i cittadini a decidere quali saranno gli equilibri di forza. Per adesso vogliamo sconfiggere la sinistra, prepararci alle elezioni politiche e alle elezioni della Grande Pescara, dando il nostro contributo per il centrodestra. Perché non c’è la destra al governo d’Italia, c'è il centrodestra, e senza il centro non ci sarebbe questo governo».
Mentre noi stiamo parlando, in collegamento al Comune di Pescara c’è Roberto Vannacci. Ma Vannacci a chi prenderà voti secondo lei?
«Non lo so. Chi vuole andare contro il governo. Mi pare che la scelta di un ex rappresentante autorevole di un partito di governo di andare all’opposizione sia una scelta contro il governo che avvantaggia soltanto la sinistra».
Ministro, l’Abruzzo è governato dal centrodestra con il presidente Marco Marsilio di Fratelli d’Italia ormai da quasi 8 anni. Nel 2029 ci saranno nuove elezioni: Forza Italia potrebbe avere un ruolo ancora più importante oppure è troppo presto per parlarne?
«No, è troppo presto per parlarne. Governiamo bene e io sono molto fiero perché tutti i nostri amministratori – gli assessori, i consiglieri, il presidente del Consiglio Sospiri – rappresentano una garanzia di stabilità e hanno un riferimento preciso nella guida politica del partito. Adesso lavoriamo per dare risposte agli abruzzesi, poi vedremo che cosa si farà quando si voterà per le prossime Regionali. Per noi l'importante è fare, dare risposte e risolvere i problemi dei cittadini abruzzesi, come stiamo facendo al governo della città e della Regione».
E ai giovani di Forza Italia che si dicono “Innamorati del futuro”, lei cosa dice?
«Continuate a combattere per difendere i valori per i quali vi siete impegnati in politica. Il futuro dipende da voi, dalla vostra capacità di difendere la vostra identità, la nostra identità e i nostri valori, ricordando sempre che la politica non è un mestiere: la politica è una passione, ma devi sempre avere un mestiere che ti garantisca la libertà. Ricordate il film di Totò quando faceva la campagna elettorale? “Vota Antonio, vota Antonio!”? Antonio La Trippa doveva essere un bersagliere candidato nel partito monarchico per difendere i valori della patria. Quando si accorge che i capi del suo partito gli hanno offerto la candidatura per farlo eleggere deputato e speculare sui piani regolatori, fa la campagna elettorale per non farsi votare. Il politico deve essere sempre libero di fare come ha fatto Totò».
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