Spinaci con pesticida “mascherato”. La Valagro condannata a risarcire

12 Settembre 2026

La società leader nella produzione di biostimolanti perde anche in Appello contro l’abruzzese Di Tullio. Dovrà versare 640mila euro all’azienda di Cappelle che dovette distruggere la verdura biologica

PESCARA

Davide contro Golia: il celebre racconto biblico del giovane pastore che sconfigge in duello un gigante, si ripropone qui in Abruzzo. Un duello giudiziario, però, tra il noto imprenditore agricolo abruzzese Pierino Di Tullio, da anni impegnato nella produzione di prodotti alimentari biologici utilizzati da marchi internazionali, e un vero e proprio gigante, un colosso mondiale come la Valagro spa, con sede ad Atessa, e stabilimenti in diversi Paesi del mondo, un'azienda italiana leader globale nella ricerca, produzione e commercializzazione di biostimolanti e specialità nutrizionali in particolare per l’agricoltura.

RICORSO RESPINTO

Dopo aver vinto in primo grado a Pescara, l’imprenditore Di Tullio (assistito dall’avvocato Maurizio Milillo), leader nella produzione di ortaggi e verdure biologiche, è riuscito ad avere la meglio anche davanti alla Corte d’Appello dell’Aquila che ha rigettato il complesso reclamo della Valagro, condannando quest’ultima a risarcire circa 640mila euro alle due società parti offese, e cioè la “Azienda agricola Di Tullio Pierino” e la “Azienda Agricola Ortobio Val Tavo”, entrambe a Cappelle sul Tavo, oltre al pagamento delle spese.

LA VICENDA

La vicenda parte dal 2016 quando Di Tullio venne a conoscenza di un prodotto non autorizzato e commercializzato dalla Valagro, utilizzato per una partita di spinaci da 400mila euro che poi l’imprenditore abruzzese fu costretto a distruggere. La produzione era destinata a una grossa catena commerciale tedesca, ma quando i camion arrivarono a Verona, dove gli esperti tedeschi verificarono il prodotto, venne trovata sulle foglie una quantità elevata di clorocresolo, un inquinante peraltro bandito dai regolamenti europei per la produzione alimentare.

Tutto il carico tornò indietro e Di Tullio si vide anche annullare l’importante contratto con i tedeschi, con ripercussioni enormi sulla sua attività, incentrata sul biologico vero. Partì così questa difficile battaglia legale con la Valagro, che ruotava attorno al “Kendal Te”, prodotto garantito come compatibile con la produzione biologica.

«PESTICIDA MASCHERATO»

Ma i giudici aquilani nella loro sentenza parlano senza mezzi termini di «pesticida mascherato» e spiegano che «nella sostanza, il Kendal Te, destinato ad applicarsi sul fogliame degli ortaggi, costituiva un prodotto fitosanitario mascherato, non autorizzato. Esso svolge un’azione antibatterica e antimicotica e, se addizionato a un prodotto, ha funzione protettiva con finalità conservante del prodotto, ma se applicato direttamente sul fogliame di una pianta, esercita un’azione di vera e propria igienizzazione analoga a quella di un fitofarmaco, pur non essendo un prodotto autorizzato come tale». Il prodotto sul fogliame entra quindi in contatto diretto con l'ortaggio e si inserisce nella catena alimentare umana. «In altri termini, spruzzare sulle foglie di spinacio un prodotto fertilizzante contenente clorocresolo produce un effetto “pesticida mascherato”, con aggiramento della normativa europea e nazionale sui prodotti fitosanitari».

«VIETATO SUGLI ALIMENTI»

E visto che «il clorocresolo non è autorizzato per l’impiego sui prodotti destinati all’alimentazione umana, esso non può essere commercializzato per questo uso e il prodotto finale che ne risulti, in qualunque misura contaminato, non può essere venduto e deve essere ritirato dal mercato».

IL GRAVE DANNO

Da qui il gravissimo danno per le aziende di Di Tullio che hanno visto minata anche la mission basata tutta sul prodotto biologico da sempre riconosciuto tale anche a livello europeo.

I giudici aquilani, che hanno sostanzialmente confermato la decisione del tribunale di Pescara, hanno poi rigettato anche ogni altra eccezione sollevata dalla Valagro nel suo reclamo, compresa quella relativa alla etichetta del “Kendal Te” dove il prodotto era garantito come compatibile con la produzione biologica: «una volta stabilito», scrivono i giudici di appello, «che il fertilizzante non poteva contenere il predetto biocida, presenza di cui erano pacificamente ignare le aziende agricole appellate, la responsabilità dell’appellante (Valagro ndr) quale produttore dello stesso resta acclarata, a prescindere dalla predetta tematica».

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