«Intesa possibile»

Parla il vice presidente Lolli: passi avanti, oggi riapro il tavolo
PESCARA. Giovanni Lolli ci crede ancora. Nonostante la brusca interruzione della complessa trattativa saltata ieri proprio quando l’intesa sull’intricata vertenza pendente sullo stabilimento Santa Croce sembrava ad un passo dalla conclusione. «Ma sono stati fatti passi avanti importanti, resto fiducioso», assicura il vice presidente della Giunta regionale. Una vicenda arrivata all’epilogo dopo un lungo braccio di ferro tra il patron dello stabilimento di Canistro, Camillo Colella, e la Regione. Culminato nella revoca della concessione all’imprenditore titolare del prestigioso marchio.
Cosa la spinge ad essere così fiducioso?
«Il fatto che l’azienda si è dimostrata disponibile. Un atteggiamento che ho apprezzato e che considero un segnale positivo di apertura».
Eppure la firma è saltata. E’ sicuro che ci siano ancora margini di ricomposizione?
«Sì. Domani (oggi, ndr) è già stato riconvocato il tavolo. Anche per dare tempo ai sindacati di sottoporre l’ipotesi di intesa all’assemblea dei lavoratori che dovrà valutarla. Senza questo passaggio, per legge, le rappresentanze sindacali non possono sottoscrivere alcun accordo».
Eppure, negli ultimi anni, non sono mancati momenti di tensione...
«E’ vero, ci sono stati episodi di forte contrasto, soprattutto sul fronte delle prospettive aziendali».
Un contrasto determinato da quali ragioni?
«Io guardo al mercato. E vedo che altre aziende come la Gran Guizza di Popoli e la Medibev di Sulmona, che operano nel settore delle acque minerali, non hanno gli stessi problemi. Peraltro, considerato che l’acqua Santa Croce è una delle migliori d’Italia, le ragioni della crisi che lo stabilimento di Canistro sta attraversando sembrano ancor più incomprensibili».
E lei che spiegazione si dà?
«Evidentemente c’è qualcosa che non funziona nella gestione».
Che cosa?
«Da quando Colella ha rilevato l’attività ha sempre usufruito degli ammortizzatori sociali. E’ vero che ha ereditato un debito, ma per operare sul mercato in un settore nel quale la grande distribuzione è fondamentale, occorre creare una rete commerciale adeguata. Registro che, in questo caso specifico, non è stato fatto».
E adesso, come se ne esce?
«Ora la priorità è gestire in maniera civile questa fase di passaggio. Quel che è certo è che stiamo facendo di tutto per cercare di risolvere la situazione».
Chiusa la transizione occorrerà trovare una soluzione definitiva...
«Certamente. E la regione ha già attivato un bando aperto a tutti per affidare la concessione. E anche Colella, se vuole, è libero di partecipare».
Che tempi si prevedono?
«Se non ci saranno imprevisti, in teoria è possibile chiudere per dicembre e ipotizzare la ripresa dell’attività, con il nuovo concessionario, già agli inizi del 2017».
E se ad aggiudicarsi il bando fosse un altro imprenditore diverso da Colella?
«Se ciò accadesse e l’attuale concessionario si rifiutasse di cedere lo stabilimento all’aggiudicatario della gara, il bando prevede già la possibilità di costruire un nuovo impianto in un’area già individuata».
Ma ciò determinerebbe un allungamento dei tempi...
«Ovviamente sì, ma in ogni caso il problema sarebbe risolto. La priorità, del resto, è un’altra».
E quale sarebbe?
«Fare in modo che la nostra acqua torni ad essere uno dei fiori all’occhiello della Regione. In ballo, del resto, ci sono interessi che vanno ben al di là della vertenza in corso. In gioco c’è il destino di uno dei più importanti motori economici della Valle Roveto».

