«Inutile gettare soldi nel fiume Saline senza fare vigilanza»

7 Marzo 2018

Onlus ecologista rilancia il progetto delle guardie comunali presentato alcuni mesi fa in municipio alla giunta Maragno

MONTESILVANO. Inutile continuare a gettare milioni di euro sul fiume, con interventi che rischiano solo di peggiorare l’ecosistema, se poi non si riesce ad allestire un sistema di vigilanza gratuita per prevenire ecoreati. È, in sintesi, il pensiero che Gianluca Milillo, tecnico ambientale e presidente della Onlus Nuovo Saline, esprime alla luce dell’annunciato, nuovo intervento da 11 milioni di euro per contenere il rischio idrogeologico in caso di alluvioni. Nei giorni scorsi, il governatore Luciano D’Alfonso ha presentato il piano che prevede di realizzare una vasca di laminazione nella foce del Saline che servirà a ridurre i fenomeni di piena. Nulla a che vedere con i 5 milioni previsti nel Masterplan, circa un anno fa, che dovrebbero servire a bonificare l’ex discarica di Villa Carmine e a riqualificare l’ultimo tratto di fiume ma di cui ancora non si conosce il progetto definitivo.
«L'umanità evolve e impara dai propri errori, tranne a Montesilvano quando si parla del Saline», commenta Milillo. «Undici milioni non serviranno a salvare l'ecosistema fluviale ma, al contrario, a devastare le ultime vestigia della flora riparia. Proteggersi dal rischio idrogeologico? Sarebbe stato facile se si fosse impedito di costruire nelle casse d'espansione del fiume ma, si sa, gli affari sono affari...e quelli dell’edilizia da noi sono intoccabili. Cosa accadrà ora che la politica ha annunciato l’arrivo di altro cemento, stavolta giustificato come anti-alluvione, per coprirà le ultime aree verdi sopravvissute?». Il tecnico ambientale, che definisce “ferite aperte” per il fiume anche le opere di realizzazione dei tre nuovi ponti da 15 milioni di euro, suggerisce invece di cominciare a salvare il Saline partendo dalla vigilanza sulle sponde. L’obiettivo? Evitare il susseguirsi di azioni criminali ai danni del corso d’acqua, come le costanti discariche abusive che sorgono ai margini del fiume. «Nel settembre 2017, abbiamo presentato in municipio un progetto per l’introduzione delle guardie ecologiche comunali (Gec)», rivela Milillo, «ma finora non abbiamo avuto riscontri dall’amministrazione». Eppure, si tratta di un’iniziativa non particolarmente complessa e che, per giunta, non prevede grande esborso economico. L’idea, infatti, è quella di creare una squadra di Gec che, sotto il coordinamento della polizia locale e in forma volontaria, quindi gratuita (può essere al massimo previsto un rimborso spese), si occupi di attività informative e educative sul corretto smaltimento dei rifiuti, ma soprattutto che svolga attività di controllo e contrasto nei confronti di chi è causa di gravi danni al fiume e all’ambiente.
«Dopo un corso di formazione, e su incarico attributo tramite decreto dal sindaco», prosegue Milillo, «la guardia potrebbe vigilare sul territorio, munito di un tesserino di riconoscimento, e segnalare agli organi competenti i reati riscontrati durante le attività di vigilanza. Le sanzioni andrebbero poi a incrementare un apposito fondo comunale, da reinvestire nel settore della tutela ambientale».
Nel progetto protocollato è presente anche una bozza di regolamento, da approvare per l’introduzione delle Gec, e alcuni esempi di modulistica per l’accertamento delle violazioni. Tutto studiato nei minimi dettagli, dunque, peccato che finora nessuno abbia dato un cenno di riscontro alla Onlus.
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