Investì Carlo Pace, sentenza il 25 giugno

27 Febbraio 2019

Rito abbreviato per l’incidente mortale di due anni fa. I familiari dell’ex sindaco chiedono i danni

PESCARA. Era il 27 marzo 2017 quando l'ex sindaco di Pescara Carlo Pace, 81 anni, fu investito da un'auto mentre attraversava la strada in via Silvio Pellico e poi, qualche ora dopo il suo ricovero, morì nel reparto di Rianimazione dell'ospedale civile. Il conducente della vettura, oggi 67enne, sarà processato con il rito abbreviato.
Ieri, il gup Elio Bongrazio ha accolto la richiesta di rito alternativo presentata dall'avvocato Massimo Cavallucci, difensore dell'automobilista. Il 67enne, accusato dal pm Anna Benigni di omicidio stradale, quel tragico pomeriggio di inizio primavera soccorse immediatamente l'ex primo cittadino e si interessò delle sue condizioni, andando quel giorno stesso a trovarlo in ospedale. Un mese dopo la morte di Pace, scrisse anche una lettera ai familiari esprimendo tutto il suo dolore e rammarico.
L'ex sindaco era molto stimato e benvoluto, e infatti l'intera città partecipò al dolore della sua famiglia, sconvolta dall'improvvisa perdita. La moglie Rossana, i due figli Bruno e Laura, il genero, la nuora e i quattro nipoti, tutti assistiti dagli avvocati Giovanni Mangia e Sabrina Di Liso, ieri si sono costituiti parte civile e hanno chiesto il risarcimento del danno, da determinarsi successivamente.
Stando al capo di imputazione, l'automobilista, ha investito Pace «così cagionandone la morte per colpa consistita in imprudenza, imperizia, negligenza e per violazione delle norme che disciplinano la circolazione stradale».
In particolare, «per avere omesso di ridurre la velocità di marcia del veicolo», nonostante che Pace «avesse iniziato ad attraversare con direzione mare-monti la carreggiata stradale». Da parte sua, la difesa evidenzia come al suo assistito si imputi un'imprudenza generica alla base dell'investimento, peraltro avvenuto al di fuori delle strisce pedonali, come risulta dagli accertamenti della polizia municipale.
Su quest'ultimo elemento fa leva la difesa che, in base agli accertamenti, ritiene esserci quantomeno una corresponsabilità. Al 67enne non viene imputato alcun eccesso di velocità ed è risultato del tutto negativo all'alcoltest.
La circostanza che il conducente fosse al telefono al momento dell'investimento, inizialmente ipotizzata dalla procura, è stata del tutto esclusa in seguito alle indagini difensive e, infatti, non compare nel capo di imputazione.
Si torna in aula il prossimo 25 giugno per la discussione e la decisione del gup Bongrazio, che dovrà valutare se sussiste o meno la responsabilità dell'imputato.