Investì ex calciatore sulla riviera Un anno e 10 mesi al motociclista

PESCARA. Il 5 giugno del 2019, lungo la riviera di Pescara, all’altezza dello stabilimento balneare “Il Moro”, alla guida di una potente moto, investì Ottavio Franceschetti, 76 anni, ex calciatore,...
PESCARA. Il 5 giugno del 2019, lungo la riviera di Pescara, all’altezza dello stabilimento balneare “Il Moro”, alla guida di una potente moto, investì Ottavio Franceschetti, 76 anni, ex calciatore, molto noto in città.
Per quell’investimento L.N., 48 anni, originario della Puglia, ma residente a Montesilvano, è stato condannato dal gup a un anno e dieci mesi di reclusione. Un brutto incidente per il quale entrambi finirono in ospedale, ma il cuore di Franceschetti, dopo una quindicina di giorni, smise di battere: non era riuscito a superare quel terribile impatto con la moto. L'imputato, che guidava una Bmw 1200, era finito sotto inchiesta per omicidio colposo con l’aggravante di trovarsi sotto l’effetto di sostanze stupefacenti quando investì l’ex calciatore in pensione. Il nuovo codice della strada prevede peraltro pene molto alte e infatti, la pubblica accusa, nel corso del processo con il rito abbreviato dinanzi al giudice per l’udienza preliminare, Nicola Colantonio, aveva chiesto una condanna a sei anni di reclusione con la riduzione di un terzo della pena per la scelta del rito (si partiva appunto da nove anni).
Difeso dall’avvocato Ugo Milia, l’investitore, nonostante l’aggravante della guida sotto l'effetto della droga, è riuscito a ottenere il concorso di colpa, arrivando a una pena di un anno e 10 mesi.
Quel giorno di giugno di due anni fa Franceschetti era arrivato sul posto con il suo scooter, aveva parcheggiato e stava attraversando la strada quando avvenne l’impatto con la moto. Il concorso di colpa, da parte sua, sarebbe scaturito proprio dal fatto che la vittima non attraversava sulle strisce pedonali. La pubblica accusa aveva chiesto il processo per il centauro, sostenendo che «procedeva ad una velocità non commisurata allo stato dei luoghi (centro abitato e presenza di diversi attraversamenti pedonali con segnaletica verticale e bande di rallentamento), in violazione delle norme sulla circolazione stradale, nel non essersi avveduto della presenza del pedone che stava attraversando la carreggiata, così attingendolo e sbalzandolo in aria fino a farlo ricadere rovinosamente sul manto stradale a ridosso della linea di mezzeria, così provocandone a seguito dell'urto il decesso». E poi c’era l'aggravante per l’imputato «perché circolava in condizioni di alterazione psicofisica, correlata all’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope, come da referto medico della Asl».
La famiglia di Franceschetti, prima del processo, venne risarcita dall’assicurazione con somma pari a circa un milione di euro. E così l’avvocato Milia, fuori le possibili parti civili, ha scelto di chiudere la questione in udienza preliminare.
Franceschetti era un ex dipendente della banca Commerciale Italiana in pensione ed era conosciuto nel mondo sportivo come attaccante: era cresciuto nelle giovanili dell’Inter e, a metà degli anni ’60, era passato al Bari per poi approdare al Pescara, dove giocò con la maglia biancazzurra 17 partite.
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