«Io, ingegnere edile faccio l’agricoltore: ma così è difficile»

25 Gennaio 2024

Marco Di Blasio, 31 anni, tra i coltivatori in presidio all’ex Cofa «Costi troppo elevati e politiche sbagliate, siamo in ginocchio»

PESCARA. Non si ferma la mobilitazione degli agricoltori nell’area dell’ex Cofa, a Pescara, dove lunedì scorso sono arrivati trecento trattori per dire no alle ultime decisioni dell’Unione Europea sul cibo sintetico e alla nuova Pac (Politica agricola comune). Ragioni che si aggiungono al problema dei costi di produzione troppo elevati. Tra i vari manifestanti, ci sono anche molti giovani, pronti a battersi per la difesa di un lavoro duro, ma scelto per passione. È il caso di Marco Di Blasio, coltivatore di 31 anni, di Civitaquana, con una laurea triennale in Ingegneria delle costruzioni, conseguita nel 2016 all’università d’Annunzio di Pescara. Attualmente lavora nell’azienda agricola di famiglia, che produce cereali, erbe medica e olio, anche se per sei anni ha operato nel campo dell’edilizia.
Perché ha scelto di non abbandonare il lavoro nei campi, seguendo le orme dei suoi genitori?
«Da un anno ho deciso di dedicarmi all’agricoltura a tempo pieno e le ragioni sono tante. In primis per il legame che si crea tra chi vive e coltiva la terra e ciò che abbiamo a disposizione. Io credo che fare l’agricoltore non significa solo produrre e accumulare capitale, ma prendersi cura del territorio attraverso una gestione del suolo che permette di tenere in piedi l’ecosistema. Solo chi vive per la terra riesce a fare questo».
Da quando sente di avere questo legame?
«Fin da quando ero piccolo, anche grazie ai racconti dei nonni, perché quando mi mostravano la pianta di ulivo immaginavo l’enorme lavoro che c’era dietro. Sono partiti da un pezzetto di terra molto piccolo e con sacrifici hanno acquistato altri terreni. Ora lavoriamo sui 25/30 ettari».
Partecipa alla protesta, quindi come altri agricoltori vive un momento difficile?
«Sì. Siamo un po’ scoraggiati dai costi sempre più elevati. Un trattore, per esempio, tre anni fa costava 40mila euro, ora 60mila. Capite? Anche per le materie prime i prezzi sono lievitati. Negli ultimi anni abbiamo avuto meno rese sui cereali, anche per via dei cambiamenti climatici. Quest’anno abbiamo seminato su terreni aridi. Inoltre, la nuova Pac, che prevede la rotazione annuale della coltura, non è facile da gestire. Porta benefici, ma è difficile poi competere sul mercato, quindi la rotazione va fatta gradualmente e magari ogni due anni. Si tratta di difficoltà oggettive. Noi non chiediamo maggiori sussidi, vogliamo solo lavorare nel migliore dei modi».
Come hanno reagito i suoi genitori quando ha intrapreso la loro stessa strada, nonostante la laurea?
«Non benissimo, in realtà, perché loro conoscono bene le problematiche di questo settore e la fatica che ci vuole per andare avanti. Purtroppo, se le cose non cambiano, sarò costretto a trovarmi anche un secondo lavoro, sfruttando la mia laurea da ingegnere edile».