Irregolari nelle imprese funebri: scoperti 162 lavoratori fuori legge

Nuovo blitz degli investigatori della tenenza di Popoli coordinati dal comandante provinciale Caputo Sanzioni per 240mila euro. Tra le figure senza contratto, anche percettori del reddito di cittadinanza
POPOLI. Alcuni venivano impiegati nei funerali come necrofori, senza avere nessun contratto, o con contratti non a norma. Altri, invece, che i contratti li avevano, prestavano servizio anche quando ufficialmente risultavano essere in ferie, a riposo o in malattia. Nell’ambito del piano d’azione “Steal Jobs” contro il lavoro sommerso nel settore delle onoranze funebri della provincia, le fiamme gialle della tenenza di Popoli, coordinate dal comando provinciale, diretto dal colonnello Antonio Caputo, hanno scoperto oltre 160 posizioni irregolari. A novembre ne erano state già individuate 130. Altre 32 sono venuti fuori da ulteriori accertamenti, portati avanti nelle ultime settimane, per un totale di 162 persone fuori legge. Di queste, la maggior parte prestava servizio completamente in nero e, quindi, senza alcuna tutela. Fra loro disoccupati, ma anche percettori del reddito di cittadinanza.
Per le irregolarità riscontrate, sono state elevate maxi sanzioni amministrative che, cumulativamente, possono arrivare a oltre 240 mila euro. Le ditte rischiano inoltre denunce penali per falso in atto pubblico. Nel corso delle ispezioni, è emerso che molte delle imprese, controllate per almeno due annualità, non hanno comunicato i rapporti di lavoro instaurati, o hanno inserito dati non corrispondenti alla realtàsul libro unico del lavoro. Dipendenti, ad esempio, assenti in busta paga perché a riposo, in ferie, in malattia o con nessuna indicazione d’impiego, mentre dai verbali di chiusura feretro depositati nei vari Comuni, è risultato che avevano lavorato. Spesso, inoltre, per le prestazioni dei necrofori, il cui prezzo a cerimonia funebre era di quasi 100 euro a persona, non veniva emessa alcuna fattura. Nella contabilità sono stati scoperti, oltre a contributi non pagati, ricavi non dichiarati e compensi fuori busta.
Quanto venuto fuori durante le indagini è stato trasmesso all'ispettorato territoriale del lavoro e all’Inail.
«È stata ideata una tecnica investigativa efficace di controllo incrociato e verifica dei dati», spiega il colonnello Caputo, «replicabile, sulla base della normativa di settore, su tutto il territorio italiano e ciò per far emergere l’economia sommersa che si annida, su scala nazionale, in questo specifico comparto imprenditoriale». Un settore il cui fatturato, secondo la Finanza, è aumentato mediamente del 40% nel triennio 2019-2021, con picchi fino ad oltre il 100%. «L’attività di servizio svolta», aggiunge Caputo, «rimarca la grave incidenza che il lavoro nero ha nel sistema economico-sociale della provincia, perché sottrae risorse all'erario, omette le tutele previste per i lavoratori e incentiva una sleale competizione con le imprese che invece scelgono di rispettare la legge».

