Iscrizioni a scuola: 1.780 studenti in meno

27 Marzo 2019

Il dato 2019-2020 ufficializzato dall’Ufficio scolastico regionale. Desiati (Cisl): è come se fossero stati cancellati tre istituti

PESCARA . Un saldo negativo di 1.780 alunni. È con queste cifre che le classi abruzzesi si presentano all’appuntamento con il prossimo anno scolastico 2019-2020. A ufficializzare il dato è l’Ufficio scolastico regionale; a renderlo noto, il segretario generale di Cisl Scuola Abruzzo Molise, Davide Desiati, che per rendere più evidenti le dimensioni del problema prova a quantificarlo: « La diminuzione della popolazione scolastica», afferma, «equivale alla cancellazione di 3 scuole».
I NUMERI. Le perdite maggiori sono quelle che investono le scuole dell’infanzia (meno 598) e la primaria (meno 1.025), che insieme fa 1.623 alunni in meno. Le scuole medie vedono 8 iscritti in meno, e le secondarie (le vecchie superiori), ne perdono 149. A livello provinciale la diminuzione maggiore di iscritti si registra in provincia di Chieti (669); seguono ex aequo L’Aquila e Pescara (376). Teramo chiude con un saldo negativo di 259 iscritti. «Il dettaglio dei dati delle province abruzzesi», osserva Desiati, «indica che complessivamente lo spopolamento è più consistente nella provincia di Chieti e meno in quella di Pescara».
POCHI BAMBINI. Analizzando i numeri provincia per provincia, e scuola per scuola, si scopre che la diminuzione più evidente di alunni della scuola dell’infanzia si registra in provincia dell’Aquila (meno 178), a cui seguono quella di Pescara (152), Teramo (150), Chieti (118). La scuola primaria perde 344 alunni in provincia di Chieti, 282 in quella di Teramo, 266 in provincia di Pescara e 133 in provincia dell’Aquila. La diminuzione nelle scuole medie è più contenuta solo grazie a Pescara, che acquista 134 iscritti. Un dato che va a limitare la perdita di 95 posti a Chieti, 26 all’Aquila e 21 a Teramo. Infine, per quanto riguarda le scuole superiori, è in provincia di Chieti che si registra il calo più vistoso (meno 112 iscritti), seguita da Pescara (92) e L’Aquila (39). La provincia di Teramo va in controtendenza, e acquista 94 studenti.
IL SOSTEGNO. Un discorso a parte è quello che riguarda gli alunni portatori di handicap. Nelle scuole abruzzesi, a partire dal prossimo anno scolastico, ci saranno 202 bambini e ragazzi diversamente abili in meno. La diminuzione maggiore riguarda la provincia di Teramo (118), seguita dall’Aquila (90) e Chieti (26). A Teramo aumentano di 32 unità. «Il dato», osserva Desiati, «apparentemente in forte diminuzione, della presenza di alunni portatori di handicap nelle classi sembra corrispondere, al momento, più a un processo di revisione dei diritti degli alunni che a un’effettiva diminuzione dell’incidenza. L’introduzione di un nuovo sistema di richiesta ed attribuzione del diritto all’insegnante di sostegno sembrerebbe determinare una revisione in senso peggiorativo delle conferme dei riconoscimenti di diritti agli alunni».
I POSTI DI LAVORO. Alla riduzione degli alunni, corrisponde anche un adeguamento degli organici. I 1.780 alunni in meno, secondo Desiati, potrebbero corrispondere a circa 90 docenti in meno. Una circostanza che non si verificherà a partire dal prossimo anno scolastico, quando il saldo negativo sarà di una sola unità, ma solo grazie a una serie di circostanze che vedono l’attribuzione di posti per il tempo pieno e l’insegnamento della lingua straniera nella scuola primaria). La forte diminuzione di iscritti alle scuole dell’infanzia e alla primaria, sottolinea Desiati, «sta a significare che i prossimi anni saranno in diminuzione più consistente anche le scuole medie e superiori. Le diverse crisi lavorative in atto in Abruzzo hanno aggravato la diminuzione demografica e confermano quei segnali che fanno prefigurare una regione meno popolosa e meno ricca, soprattutto nelle aree interne».
LE CAUSE. È vero che in Abruzzo nascono meno bambini rispetto anche a soli dieci anni fa, ma uno dei motivi che secondo Desiati incide maggiormente sulla dinamica delle iscrizioni a scuola è rappresentato dalla “mobilità” delle famiglie. Non solo quelle degli stranieri, che non trovano pi un’occupazione, ma anche degli italiani, vittime che vanno via a causa della delle «delocalizzazione finanziaria di industrie che vanno via pur in assenza di crisi produttive».