Ius soli, bagarre in aula La Fedeli in infermeria

A Palazzo Madama l’esame del disegno di legge tra urla, spintoni e proteste Fallisce il tentativo di ostruzionismo di M5s e Lega. Il voto dopo i ballottaggi
ROMA. L'Aula del Senato avvia l’esame del disegno di legge sullo ius soli mentre fuori impazza la protesta di Casa Pound e dentro i parlamentari della Lega si avventano sui banchi del governo lanciando insulti al presidente Grasso. Una seduta di fuoco che finisce con alcuni contusi: la ministra della Scuola Valeria Fedeli viene portata in infermeria, mentre il capogruppo del Carroccio, Gianmarco Centinaio, conclude la «resistenza da Fort Alamo» con dita steccate e mano gonfia. La strategia di Lega e M5s contro il ddl che riconosce la cittadinanza anche allo straniero che nasce in Italia era già pronta dal giorno prima. I 5 Stelle avevano ottenuto in Conferenza dei capigruppo che, subito dopo la fiducia sulla manovra e prima che si cominciasse l'esame sullo ius soli, l'Assemblea si pronunciasse sul parere riguardante i presupposti di costituzionalità del decreto vaccini: escamotage che avrebbe consentito di far mancare il numero legale con conseguente slittamento dell’esame del disegno di legge sullo ius soli. Sul parere di costituzionalità infatti «si sarebbe potuto parlare a lungo». Grasso aveva accolto la richiesta perché obbligato dal regolamento e così è toccato alla presidente del gruppo Misto Loredana De Petris (Sinistra Italiana) sparigliare le carte e chiedere l'inversione dell'ordine del giorno per parlare prima di ius soli e poi di vaccini. Richiesta condivisa dal capogruppo del Pd Luigi Zanda e poi votata.
È a questo punto che nell'emiciclo scoppia l'inferno. La Lega, guidata da Roberto Calderoli, alza il livello dello scontro per costringere Grasso a sospendere la seduta. Raffaele Volpi rivolge un plateale «vaffa» al presidente del Senato che prima lo espelle irato poi, con abile mossa tattica e creando «il primo precedente nella storia repubblicana», gli revoca nel giro di pochi minuti il provvedimento per evitare lo stop dei lavori. Il regolamento prevede infatti che sia nel caso in cui l'espulso resti in Aula (Volpi rimane «coperto» dai colleghi) sia se viene trascinato fuori, la seduta si sospenda. Così a Grasso non resta che fare buon viso a cattivo gioco e deferire disciplinarmente Volpi senza cacciarlo. La decisione innervosisce Calderoli che paragona Grasso «all'arbitro Moreno». Nel parapiglia la responsabile dell’Istruzione viene colpita. Il voto sul ddl slitta a dopo i ballottaggi. Magari con la fiducia come chiedono i Dem .

