Jennifer, il 17 marzo si torna in aula Nuovo processo all’ex fidanzato

21 Gennaio 2021

Fissata la data dell’udienza di fronte alla Corte d’Assise d’appello di Perugia. In ballo l’aggravante  dei futili motivi: Troilo, condannato in primo grado a 30 anni, potrebbe ottenere una pena di 16 anni

PESCARA. Si torna di nuovo in aula per stabilire, ancora una volta, quanti anni dovrà scontare Davide Troilo, il responsabile dell'omicidio di Jennifer Sterlecchini, sua ex fidanzata, uccisa con 17 coltellate il 2 dicembre del 2016 nell'abitazione dell'imputato.
Il 17 marzo prossimo si torna dunque a discutere davanti ai giudici della Corte d'Assise d’appello di Perugia, così come hanno stabilito i giudici della Cassazione il 18 settembre dello scorso anno, quando hanno annullato, con rinvio, la sentenza di secondo grado che aveva confermato la condanna di Troilo a 30 anni di reclusione. Perno di questa decisione l'aggravante dei futili motivi che, secondo gli ermellini, non sarebbe stata ben definita.
E dunque il 17 marzo si tornerà a discutere fra accusa, difesa e parti civile, per accertare se esistano oppure no questi futili motivi che diventano un passaggio fondamentale per la quantificazione della pena per Troilo: con l'aggravante si torna alla condanna originaria, senza la pena non potrà superare i 16 anni, visto che il giudizio venne fatto con il rito abbreviato.
I giudici romani, sul punto, scrissero che «laddove il movente assuma non già un esclusivo valore probatorio circa l'attribuzione del fatto principale, quanto sia l'oggetto di una specifica circostanza aggravante, lo stesso va accertato in concreto e con motivazione idonea a resistere a ragionevoli ipotesi alternative, ed è proprio tale certezza sulle effettive ragioni giustificatrici del gesto criminoso che la sentenza impugnata, in tutta evidenza, non offre». Un passaggio chiaro.
Perugia dovrà stabilire se esista o no questa aggravante e nel caso motivarla a dovere. Il 24 gennaio del 2018 Troilo venne condannato dal gup Nicola Colantonio a 30 anni per omicidio volontario aggravato dai futili motivi; il 14 marzo del 2019 la Corte d'Assise d'appello dell'Aquila confermò in pieno la condanna. Ma è l'avvocato Giancarlo De Marco che con il suo ricorso in Cassazione ha cercato di limitare i danni puntando il dito su quella incerta motivazione sull'aggravante. Nel capo di imputazione si parlava della fine della relazione sentimentale tra i due come motivo scatenante della bestiale aggressione contro l'indifesa Jennifer, mentre il giudice, nelle motivazioni, riportava come futile motivo la mancata restituzione di un tablet. La decisione della Cassazione ha provocato l'indignazione delle parti offese, rappresentate dall'avvocato Roberto Serino, per il traballare di quella condanna e la possibilità che l'autore del delitto se la possa cavare con soli 16 anni di reclusione.
Jennifer e Davide avevano convissuto a casa di lui, poi il rapporto si ruppe e la donna decise di tornare a casa dei genitori. Quel drammatico giorno Jennifer era tornata a casa di Davide, accompagnata da un'amica e dalla madre, per riprendere tutte le sue cose. Ed è in una delle fasi di quel mini "trasloco" che Jennifer rimase sola in casa con il suo assassino. La porta si chiuse e nonostante la disperazione della madre e dell'amica che da fuori la porta sentivano, impotenti, le grida di aiuto della vittima, quando quella porta si riaprì Jennifer era a terra, in un lago di sangue, colpita 17 volte con un coltello.
Anche Davide era a terra con qualche ferita che l'accusa sostenne che si procurò da solo per coprire quell'orrendo delitto. La difesa chiese inutilmente una perizia psichiatrica su Davide ma senza riuscirvi. Ma la questione dell'aggravante che si andrà a discutere potrebbe diventare davvero importante ai fini della quantificazione della pena.
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