Jennifer, via alla perizia sullo stato di salute mentale di Troilo

Sono cominciate ieri mattina, nel carcere di San Donato, le operazioni peritali per accertare lo stato di salute mentale di Davide Troilo (nella foto), l'uomo di 33 anni accusato dell'omicidio...
Sono cominciate ieri mattina, nel carcere di San Donato, le operazioni peritali per accertare lo stato di salute mentale di Davide Troilo (nella foto), l'uomo di 33 anni accusato dell'omicidio volontario, pluriaggravato dalle coltellate inferte, della sua ex fidanzata Jennifer Sterlecchini, 26 anni, assassinata il 2 dicembre scorso. I primi colloqui, ieri, sono durati circa un'ora e mezza, alla presenza del perito nominato dal giudice, il professor Massimo Di Giannantonio, ordinario di Psichiatria all'università d'Annunzio di Chieti-Pescara, della consultente del pm Rosalba Trabalzini, psichiatra, psicologo e neurologo, e della consulente della difesa, la psicologa Gloria Colabufalo.
La difesa sostiene che Troilo, al momento dell'omicidio, era solo parzialmente capace di intendere e di volere, e saranno proprio le perizie a dovere accertare «quale fosse lo stato di salute mentale dell'imputato quando ha compiuto il delitto, se vi siano situazioni di tipo psicopatologico che abbiano reso pieno o ridotto il possesso delle sue facoltà mentali, se vi sia una dimensione di pericolosità sociale e se sussista la possibilità e la capacità dell'imputato di stare nel processo». Gli esperti avranno 70 giorni di tempo per consegnare le relazioni, che saranno discusse in aula il prossimo 24 gennaio, davanti al giudice per l’udienza preliminare Nicola Colantonio.
La difesa sostiene che Troilo, al momento dell'omicidio, era solo parzialmente capace di intendere e di volere, e saranno proprio le perizie a dovere accertare «quale fosse lo stato di salute mentale dell'imputato quando ha compiuto il delitto, se vi siano situazioni di tipo psicopatologico che abbiano reso pieno o ridotto il possesso delle sue facoltà mentali, se vi sia una dimensione di pericolosità sociale e se sussista la possibilità e la capacità dell'imputato di stare nel processo». Gli esperti avranno 70 giorni di tempo per consegnare le relazioni, che saranno discusse in aula il prossimo 24 gennaio, davanti al giudice per l’udienza preliminare Nicola Colantonio.

