Kamikaze fa strage di ragazzi al concerto

24 Maggio 2017

Regno Unito: 22 morti e 120 i feriti nell’attentato di lunedì L’isis rivendica. La premier May: «Possibili altre minacce»

MANCHESTER. Una strage d'innocenti, come sempre e più di sempre. Con la firma dell'Isis o, se non altro, con la sua empia benedizione. Ci sono ragazze, ragazzi, famiglie e bambini (la più piccola di 8 anni) tra le vittime cercate e trovate da chi lunedì sera ha seminato sangue e morte fra le migliaia di spettatori della Manchester Arena, all'uscita dal concerto di Ariana Grande, beniamina pop italo-americana dei giovanissimi di mezzo mondo. Un attentato che ripropone lo spettro del terrorismo suicida in Europa in dimensione da carneficina: il bilancio di almeno 22 uccisi e 120 feriti - purtroppo ancora provvisorio, non risultano al momento italiani - è il più grave in Gran Bretagna dagli attacchi del 2005 contro metro e bus di Londra. E molti dei feriti lottano fra la vita e la morte. Il presunto kamikaze ha un nome: Salman Abedi, 22 anni, uno dei tanti nuovi britannici residenti a Manchester come altrove, finito in passato nel radar delle forze di sicurezza, salvo poi eclissarsi. Per il capo della polizia locale Ian Hopkins è lui l'autore dell'attentato. Ogni dettaglio ufficiale resta tuttavia coperto dal riserbo. Mentre Theresa May, dopo aver presieduto il comitato d'emergenza Cobra, si è limitata a far sapere che le indagini mirano ora a stabilire eventuali connessioni con cellule più vaste. Di certo si sa che un altro 23enne, forse un complice, è stato arrestato . E che un blitz delle teste di cuoio di Sua Maestà è stato condotto nelle ultime ore nella zona di Carlton Road, periferia ad alta concentrazione islamica a sud di Manchester.
L'Isis, dal canto suo, si è fatto sentire attraverso il solito bollettino di propaganda - la cui attendibilità viene presa con le pinze dagli 007 americani - diffuso dall'agenzia filo-jihadista Amaq. Bollettino in cui si parla di ordigni collocati da uno dei «soldati del Califfato» e si ricorre alla minaccia di rito: «Per chi venera la Croce e i loro alleati il peggio deve ancora venire». Se l'obiettivo è suscitare il panico, si può dire che è raggiunto a metà. La tensione, a Manchester e non solo, è palpabile, malgrado le centinaia di agenti inviati a presidiare obiettivi sensibili (compresi gli stadi londinesi di Wembley e Twickenham) e i tiratori scelti armati fino ai denti . Mentre i falsi allarmi si sono moltiplicati dall'aeroporto svedese di Goteborg a quello di Dubai, dalla stazione di London Victoria al centro commerciale Arndale, evacuato temporaneamente nella stessa Manchester. Ma non è mancata neppure la reazione d'orgoglio del mondo politico britannico, pronto a sospendere la campagna elettorale in vista del voto dell'8 giugno .
A Manchester, storico bastione operaio, si è mossa la piazza, in una veglia guidata dal sindaco laburista Andy Burnham. E si è mosso pure il mondo del calcio, tantopiù che anche la moglie e le due figlie dell'allenatore Pep Guardiola erano al concerto dal quale sono riuscite ad allontanarsi incolumi. La premier May, parlando da Downing Street prima di visitare il luogo dell'eccidio e i bambini ricoverati ha ammesso che altre minacce possono essere ancora dietro l'angolo. Ma ha invocato unità:«lo spirito della Gran Bretagna - ha detto- non si farà piegare»