L’Aca: «Sarà un’estate senz’acqua Nei palazzi autoclave necessaria»

11 Luglio 2021

Il presidente Brandelli replica al sindaco Masci che chiede interventi urgenti per restituire vivibilità «Le piogge invernali non hanno ricaricato le sorgenti e con il lockdown sono aumentati i consumi»

PESCARA. L’emergenza idrica c’è, continuerà e sarà «come quella dell’anno scorso, se non più significativa, perché le precipitazioni invernali non hanno riportato le sorgenti a livelli standard». I problemi per i cittadini, proseguiranno, ed emerge dalle parole di Giovanna Brandelli, presidente dell’Aca, che spiega cause e soluzioni. «L’acqua non c’è ma l’Aca sì», sintetizza rispondendo a chi non ne può più ma anche al sindaco Carlo Masci che le ha scritto una lettera dai toni molto duri in cui parla di «disservizi da prevedere ed evitare», di «palesi inefficienze dietro al razionamento dell’erogazione dell’acqua» e della necessità di «agire presto, bene e con obiettivi chiari e raggiungibili», sollecitando «un deciso cambio di rotta gestionale», anche se le «colpe e le responsabilità arrivano da lontano». Masci ha chiesto «risposte certe» per riportare l’acqua nelle case visto che «disagi e penurie sono pesantissimi e non sopportabili».
Brandelli risponde pacatamente e con i numeri, spiegando che «disponiamo di 3.200 litri al secondo ma abbiamo un fabbisogno di 3.400 litri, salito rispetto al passato di 500 litri. L’incremento dei consumi, forte, c’è stato durante il lockdown. Le chiusure notturne non ci piacciono ma servono per ricaricare i serbatoi e mantenere la pressione di distribuzione idonea. Per far fronte ai disagi stiamo studiando un sistema di emergenza con autobotti per ricaricare le autoclavi», annuncia. Uno dei punti centrali è questo. «Non ci tiriamo indietro di fronte a nulla ma ognuno deve fare la sua parte» e il riferimento è agli edifici dove non c’è acqua ma non c’è nemmeno l’autoclave. «Nei palazzi con 3, 4 o 5 piani, o di più, è indispensabile perché così i condomini creano la propria riserva in caso di mancanza d’acqua. Senza autoclave non possiamo nemmeno integrare la riserva idrica di chi soffre di più, cioè i condomini». Sono tanti i cittadini che si rivolgono all’Aca per un sopralluogo, avendo i rubinetti a secco. Ma troppe volte sono sopralluoghi «inutili», che prima o poi «potremmo fatturare agli utenti», perché «scopriamo che la pressione è quella che dobbiamo garantire, 0,5 bar. Il problema, in questi casi, è che manca l’autoclave».
Passando al lavoro dell’Aca, Brandelli ricorda gli interventi di manutenzione realizzati per 5,5 milioni di euro, sulle reti, «che sono vecchissime» e perdono. Ma di milioni «ne servirebbero 110, per rimettere a nuovo tutto. Facciamo il possibile per riparare e innovare, durante il lockdown gli interventi sono stati seimila, approfittando delle strade deserte, e stiamo rilevando le perdite preventivamente. Sappiamo che il nostro compito è risolvere i problemi e non cercare giustificazioni ma garantisco che l’Aca non ha mai lavorato così tanto, pur dovendo fare i conti con poco personale e blocco dei concorsi. Siamo i primi a soffrire, visto che l’Aca ci ha rimesso due milioni, per le perdite». E in futuro? «Nel 2030 avremo la metà di acqua di oggi, si deve puntare al riutilizzo delle acque depurate».