L’accusa del finanziere testimone «Tangenti per vincere gli appalti»

Gli investigatori contro Cuzzi, Di Pietrantonio e Di Carlo: «Summa pagava e vinse 10 affidamenti» Alla prossima udienza saranno testimoni il sindaco Masci, l’ex Alessandrini e l’assessore Cremonese
PESCARA. «Tutto appare molto evidente dalle intercettazioni. Accertammo un rapporto corruttivo tra l’allora assessore Cuzzi e l’imprenditore Andrea Cipolla, ma rapporti dello stesso tipo anche fra l’imprenditore Cristian Summa, Cuzzi e Simona Di Carlo (all’epoca assessore all’Ambiente al Comune di Pescara, ndc), e con Moreno Di Pietrantonio che era responsabile cittadino del Pd e aveva pregressi rapporti professionali con la Di Carlo». Nel processo in corso sui grandi eventi organizzati dal Comune di Pescara dal 2014 al 2019, in cui un posto di primo piano è riservato all’ex assessore al ramo, Giacomo Cuzzi (ieri presente in aula così come Di Carlo e i due imprenditori Cipolla e Summa), vanno in scena i testi dell’accusa. E a ricostruire una delle parti più importanti del processo è il luogotenente della guardia di finanza, Fabrizio Russo.
Una udienza che si era però aperta con una serie di eccezioni sollevate dalle difese in occasione della richiesta di accettazione degli atti compiuti dal vecchio collegio, fatta dal nuovo collegio presieduto dal giudice Valente. Tutte rigettate dal tribunale dopo una breve camera di consiglio: c’era stata l’opposizione all’esame dei consulenti tecnici del pm Luca Sciarretta in quanto, a detta della difesa, entrava su temi di carattere giuridico e non tecnico; e poi la eccezione di nullità del decreto di rinvio a giudizio o, in subordine, l’inutilizzabilità delle consulenze. Tutte questioni rigettate dal collegio. Ieri erano in programma, come detto, alcuni testi dell’accusa per le questioni che riguardavano le posizioni dell’ex assessora Di Carlo, di Cuzzi, di Di Pietrantonio, in particolare sugli eventi affidati direttamente a Summa da Cuzzi e Di Carlo, con l’appoggio di Di Pietrantonio, compagno di cordata nelle imminenti elezioni comunali del 2019 della Di Carlo, e l’assunzione di quest’ultima in Asl con un ruolo che secondo l’accusa sarebbe stato disegnato su misura per lei. «Al contrario di Cipolla», spiega Russo della finanza, «che pagava attraverso le sue società, Summa corrispondeva le somme a titolo personale. Dieci progetti dal 2018 a metà del 2019, tutti con affidamento diretto, per un importo complessivo di 196mila euro». Il teste cita poi due dirigenti comunali, le cui dichiarazioni sarebbero state ritenute di primaria importanza per comprendere le pressioni che la politica avrebbe esercitato sulla macchina amministrativa per arrivare prima possibile a deliberare gli affidamenti. Emilia Fino e Giovanni Caruso, i due testi che erano stati citati per ieri ma poi spostati al 13 marzo per mancanza di tempo. «In particolare», spiega ancora il finanziere, «gli ultimi tre progetti e gli accordi presi a riguardo, sono stati ascoltati in diretta (grazie agli ambientali, ndc). Le dazioni del 20 e 21 maggio, proprio alla vigilia delle elezioni, e le conversazioni presenti tra Summa e Cuzzi sono esplicite».
Poi riferisce delle lamentele della Di Carlo con Di Pietrantonio in relazione al fatto che le pratiche non viaggiavano veloci e naturalmente dei soldi che Summa doveva in cambio: «Di Pietrantonio si lamenta di Summa», dice il teste, «e lei gli dice che appena avrà le delibere “li caccia subito” (riferendosi ai soldi pattuiti, ndc)». E alla fine di un pranzo tra Di Carlo e Summa, quest’ultimo dà all’assessore 200 euro di anticipo, poi avrebbe dato il resto. E qui il teste riferisce anche il commento di Di Pietrantonio: «Questo qui non ha capito ancora come funziona». Poi si entra nella vicenda dell’assunzione della Di Carlo in Asl dapprima con un ruolo che doveva essere di legale, poi però, visto che la stessa era stata sospesa dall’Ordine per dei mancati pagamenti, si arriva al collaboratore amministrativo di area legale con dei requisiti che a detta dell’accusa erano stati inseriti per favorirla. Il 5 dicembre nuova udienza con politici e dirigenti, sempre testi dell’accusa: il sindaco Carlo Masci, l’ex Marco Alessandrini, l’assessore Alfredo Cremonese e poi i dirigenti Molisani e Ruggeri.

