L’addio a Di Tullio è un bagno di folla

3 Luglio 2018

Un migliaio di persone ha reso omaggio al consulente immobiliare di 62 anni colto da malore in spiaggia

PESCARA. Forse più di mille persone hanno partecipato ieri pomeriggio ai funerali di Giovanni Di Tullio, il consulente immobiliare di 62 anni morto a causa di un malore che lo ha colto in spiaggia, qualche minuto dopo aver giocato a racchettoni con il figlio sulla battigia.
Amici e conoscenti di tutto il quartiere di Santa Filomena, quindi di Montesilvano e Pescara, insieme ai tanti amici di famiglia e dei figli Valentina e Vittorio, si sono stretti al dolore della moglie Monica e dei familiari, riempiendo l’interno e l’esterno della chiesa della Visitazione in via Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Nella bara portata a spalla dagli amici dopo il breve passaggio del corteo funebre sotto casa, i figli hanno messo una pallina da tennis, lo sport che più amava, e la maglia dell’Inter, la squadra del cuore. Quindi la messa, in una chiesa diventata improvvisamente minuscola, incapace di ospitare tante persone.
Una cerimonia funebre caratterizzata dalla parola grazie. Innanzitutto la gratitudine espressa dalla moglie Monica, che durante la messa è stata invitata a leggere la lettera scritta al marito Giovanni. E poi la gratitudine espressa dai suoi amici più cari, che non vedranno più quel sorriso che conquistava tutto. Quindi l’omelia del parroco don Cristiano Marcucci, che ha sottolineato la bellezza di questa persona «che ha saputo con le corde della chitarra e quelle vocali cantare la sua vita». E non a caso il parroco ha scelto il brano delle Beatitudini, dove per ben otto volte si ripete l’invito “Sii felice”. Un dolore grande quello di aver perduto all’improvviso un uomo benvoluto da tutti, capace di esprimere l’amore per la vita anche con lo sport e con la musica. Che con dedizione e amore ha cresciuto una famiglia unita e attenta anche ai meno fortunati. «Ma a questo dolore», ha sottolineato il parroco della Visitazione, «dev’esserci la consapevolezza del grande dono che abbiamo avuto noi nell’averlo vissuto da vicino, e per questo dobbiamo essere felici e grati a Dio». (l.d.f.)