L’addio a Tiboni «Una vita intensa spesa per la cultura»

15 Dicembre 2017

Istituzioni e tanti amici per l’ultimo saluto in cattedrale Dalla Rai ai Premi Flaiano, fu una personalità unica

PESCARA. Persone dai capelli candidi e il passo incerto accanto a giovani col computer nello zaino che a lui devono la scoperta del grande cinema italiano, rappresentanti delle istituzioni pubbliche e culturali di Pescara e dell’Abruzzo tutto, artisti, attori, musicisti, intellettuali di ogni età. Più e più generazioni di abruzzesi hanno voluto dare ieri, nella cattedrale di San Cetteo, l’ultimo saluto a Edoardo Tiboni, il Dottore, 94 anni di vita spesi a promuovere la cultura nelle sue più diverse accezioni, dedicati a coltivare la memoria di ciò che conta, facendone cosa viva e mai mummificata, prima da giornalista e responsabile della sede Rai della regione, poi con una serie di geniali intuizioni e potenti creature, dai Premi Flaiano al Mediamuseum, dall’Istituto multimediale Scrittura e Immagine con festival cinematografico annesso al Centro studi dannunziani, all’Istituto di studi crociani, la rivista Oggi e Domani fino alla Fondazione Tiboni.
Ad accogliere sul sagrato della chiesa bianca il feretro arrivato dalla camera ardente allestita alla clinica Pierangeli, dove Tiboni si è spento nella notte tra martedì e mercoledì, amici commossi che si sono stretti alla vedova, la signora Stamura dal dolce sguardo azzurro velato di lacrime che i figli Chiara, Giammario, Ettore e Carla seguono e sorreggono in ogni passo con tenerezza infinita. Tra i banchi prendono posto il sindaco Marco Alessandrini, che indossa la fascia, a rappresentare la città intera che onora il suo mecenate, il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, assessori, presidente del Consiglio comunale, l’amica Paola Marchegiani, il presidente della Provincia Antonio Di Marco, la parlamentare Vittoria D’Incecco, il maestro Davide Cavuti, il presidente dell’Ente Manifestazioni pescaresi Angelo Valori, i fondatori del Florian Teatro Giulia Basel e Massimo Vellaccio, i compagni di strada nelle battaglie per la promozione della cultura della Società dei concerti Luigi Barbara riuniti nel cordoglio con manifesti funebri, la Fondazione Genti d’Abruzzo. E ancora tanti altri. Che in raccoglimento austero hanno ascoltato le parole del celebrante, don Francesco Santuccione: «Era un uomo forte Edoardo, orfano di padre da piccolissimo non aveva davanti una vita facile. Eppure con la sua intelligenza, la indomabile volontà ha saputo crescere sempre, migliorare sempre, scuotere sempre coscienze e intelletti, mettendo in rete le sue capacità, la sua cultura, la sua intraprendenza. Edoardo si è prodigato per una comunità migliore, conoscendo il passato importante e con lo sguardo sempre attento al futuro. E ha potuto farlo», ha aggiunto il sacerdote, «perché nella famiglia, in sua moglie e nei 4 figli, aveva i suoi pilastri».
Affettuosa la lettera letta da dal pulpito da una ragazzina: racconta di come solo da poco avesse «saputo con gioia del suo aiuto per la mia operazione», e «della tristezza di oggi nel sapere che non ci sei più».
Poi a prendere la parola D’Alfonso, che ha subito definito Tiboni «un gigante» cui «Pescara e l’Abruzzo tutto devono moltissimo. Carattere vero, ha battagliato per tesaurizzare le risorse culturali della città. Ho goduto dei suoi suggerimenti, fatti anche a voce forte. Oggi qui onoriamo per affetto la sua memoria, ma onorare è ricordare, e noi lo ricorderemo a chi non lo ha conosciuto, qui c’è l’Abruzzo che lui ha fertilizzato di cultura. No, non era un uomo neutro Tiboni, ma più di tanti si è donato, con la preziosità del suo tempo, per cose di valenza collettiva. Guadagnando l’immortalità, perché Edoardo Tiboni sarà presente nella memoria di questa sua terra».