L’aggressore: volevo solo spaventare la mia psichiatra

22 Ottobre 2014

Il paziente arrestato: le avevo scongiurato di cambiarmi la cura, lei si è rifiutata L’Ordine dei medici: lavoriamo senza sicurezza, poteva verificarsi una tragedia

PESCARA. «Non volevo farle del male, le ho mostrato il martello solo per spaventarla, ma lei mi ha risposto male e non ci ho visto più. Si rifiutava di cambiarmi la cura». Chiuso nel carcere San Donato con l’accusa di tentato omicidio, Gabriele Ballarini, il 63 anni di Città Sant’Angelo affetto da un disturbo schizofrenico che lunedì scorso ha preso a martellate in testa la sua psichiatra davanti al distretto sanitario di Pescara Nord, ha incontrato per due volte - lunedì pomeriggio e ieri mattina - i suoi legali, Giovanni Mangia e Sabrina Di Liso. Si è reso conto, assicurano i difensori, della gravità dell’accaduto, e ha ripercorso quel momento di follia. La dottoressa ha riportato un trauma cranico: se la caverà in 25 giorni, ma lo choc e il turbamento sono ferite difficilmente rimarginabili. L’ex elettricista, in cura prima con il Moditen e ora con l’Haldol, ha spiegato che quest’ultimo farmaco, un antipsicotico che gli veniva iniettato ogni 28 giorni, gli provoca effetti collaterali pesanti, lo rende nervoso e gli causa mal di testa per due settimane. «Le ho chiesto anche in ginocchio di modificare la cura, ma lei non ha voluto. Ero arrivato allo sfinimento: lei si sentiva padrona del mio corpo», ha confidato a suoi avvocati nel tentativo di dare un perché a un gesto che ha scosso l’intero ambiente medico cittadino.

L’Ordine dei medici ha preso posizione ieri attraverso le parole del presidente Enrico Lanciottti, che ha richiamato la necessità di assicurare agli operatori una maggiore sicurezza. «Se questa volta si è davvero sfiorata la tragedia, è bene chiarire che gli episodi di violenza a carico di operatori della salute sono purtroppo assai numerosi e non coinvolgono soltanto i sanitari che hanno a che fare con il disagio mentale, anche se per Pescara è questo il secondo caso in pochi mesi».

Lanciotti parla della «problematica mai appieno risolta» nelle sedi di pronto soccorso ospedaliero, della «mancanza di un presidio di pubblica sicurezza attivo» 24 ore al giorno e cita «l'intollerabile tributo di sangue versato a livello nazionale dalla continuità assistenziale». Per quanto riguarda la psichiatra aggredita, Lanciotti sottolinea che «si dice che la presenza dell'aggressore fosse stata segnalata senza esito qualche minuto prima a non meglio identificato personale del distretto. I fatti andranno accertati, ma quel che è certo è che la quasi totalità dei presidi territoriali manca completamente di servizi di guardianìa e vigilanza». E ancora: «Senza alcun filtro, a chicchessia è permesso non solo l' accesso, ma anche il sempre possibile eccesso. Non è certo il momento di lasciarsi andare a facili strumentalizzazioni, ma ora è forse davvero giunto il momento di riconsiderare tutti insieme i livelli minimi di sicurezza da dover comunque garantire ai nostri operatori e ai nostri utenti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA