L’agronomo: «Serve un nuovo piano alberi»

Il presidente Colarossi critica la manutenzione delle aiuole: «E i lecci in centro sono tutti morti»
PESCARA. Aiuole «spoglie, vuote come in via Mazzini, con le piante rinsecchite o ricoperte alla base di ciottoli colorati», frutto della fantasia dei cittadini. Aiuole dove sono piantumate «palme e banani al posto degli osmanti», arbusti resistenti e odorosi. E i lecci defunti, in corso Umberto, via Nicola Fabrizi, corso Vittorio Emanuele e piazza Primo Maggio, piazza Sacro Cuore.
È la denuncia dell’Ordine degli agronomi e forestali provinciale guidato da Matteo Colarossi, che chiede al Comune «manutenzione e controlli contro le potature e le piantumazioni abusive». Interventi richiesti «senza alcuna polemica», ma «con spirito collaborativo e propositivo».
«Nell’area pedonale cittadina sono tante le aiuole vuote o con piante secche che andrebbero rimpiazzate con delle nuove», spiega l’agronomo, «troppi sono gli impianti abusivi di specie diverse da quelle presenti e coltivate anche con l’apposizione di tondini in ferro che fungono da tutori, pericolosi per la sicurezza dei bambini e di tutti. Accade in via Piave». Tigli rinsecchiti anche in viale Bovio.
Una critica è rivolta a «cittadini e commercianti, che per abbellire le aiuole davanti ai negozi, piantano a piacer loro, e senza cognizione, palme e banani, dove invece dovrebbero esserci i più resistenti osmanti». E le siepi di osmanto che ci sono, per esempio in via Roma, vengono «potati senza criterio a piacimento dei cittadini con evidenti danni e morte delle piante».
Non «sono adatti al pedoclima di Pescara i mandarini che sono malati di cocciniglia e fumaggine», in via Milano. Ai più artistici, Colarossi manda a dire che «le guaine plastiche e i ciottoli apposti abusivamente sulle aiuole, alcuni esempi in corso Umberto, danneggiano la respirazione radicale degli alberi». Infine, la morte dei lecci in corso Umberto, via Nicola Fabrizi, corso Vittorio Emanuele e piazza Primo Maggio, piazza Sacro Cuore: «Questi alberi andrebbero sostituiti con latifoglie antinquinanti come tigli e aceri, ad esempio».
Conclude, Colarossi: «Il Comune deve far rispettare le regole a chi distrugge le aiuole a proprio piacimento, deve rimuovere le piante infilate nel terreno senza logica e ricreare tutte le alberature con la stessa specie o da sostituire come i lecci e i mandarini».

