L’albergo si trasforma in un condominio

23 Marzo 2018

Da ieri in vigore il decreto che istituisce le nuove strutture ricettive. Ora tocca alla Regione recepire la norma

PESCARA. In America li chiamano “Condominium hotel”, e sono già molto diffusi, come avviene anche in diverse capitali europee. In Italia, la norma che istituisce i “Condhotel” è entrata in vigore ieri l’altro.
LA LEGGE. Il decreto, varato lo scorso gennaio, nasce con due finalità: da una parte diversificare l’offerta turistica, e dall’altra rilanciare gli investimenti, operazione necessaria per riqualificare il patrimonio immobiliare alberghiero esistente.
Come? Il decreto offre la possibilità di vendere alcune unità abitative a chi desidera una casa per le vacanze. In questo modo l’albergatore avrà a disposizione capitali freschi, e per l’acquirente, invece, sarà come avere una seconda casa all’interno di un hotel, con gli stessi servizi e con la possibilità di cucinare. Inoltre, chi acquista, potrà anche mettere “a reddito” l’investimento. Nei periodi in cui non va in vacanza, infatti, la struttura può essere utilizzata dall’hotel che la metterà in locazione. La gestione, infatti, resta in capo all’hotel, che dovrà dividerà i ricavi con il proprietario.
COME FUNZIONA. Il condhotel resta un esercizio alberghiero, “a gestione unitaria”, dice il decreto, che si compone di mini-appartamenti e stanze. Per legge, naturalmente, deve possedere alcune caratteristiche: al suo interno vi devono essere almeno 7 stanze, oltre alle unità abitative a uso residenziale. Queste, possono anche non trovarsi all’interno dell’hotel, purché non siano distanti più di 200 metri. La superficie netta dei mini-appartamenti non può essere superiore al 40% della superficie destinata alle camere. Inoltre, sia le camere, sia gli appartamenti, devono essere serviti da una portineria unica, con la possibilità di prevedere un ingresso separato per fornitori e dipendenti. A carico dei gestori dell’hotel è previsto l’obbligo di eseguire interventi di riqualificazione che consentano alla struttura di ottenere almeno tre stelle. Naturalmente, tutte le stanze, le suites, i mini-appartamenti devono essere in regola con le norme sull’agibilità. La percentuale dei ricavi che andrà corrisposta al nuovo proprietario è variabile, e può arrivare fino al 60%.
I SERVIZI. In proprietari dei miniappartamenti potranno avere tutti i servizi riservati ai clienti “normali”, in base al tipo di contratto stipulato e comunque per un periodo non inferiore a dieci anni. In caso di fallimento, i mini-appartamenti venduti non entreranno nella massa fallimentare destinata a soddisfare le esigenze dei creditori.
LE REGIONI. Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il 22 gennaio) prevede che anche le Regioni e i Comuni, in base alle rispettive competenze in materia di pianificazione, intervengano a integrare la norma, con l’obiettivo di salvaguardare il più possibile le peculiarità dell’offerta turistica, intesa come l’insieme delle tipicità che contraddistinguono un luogo dall’altro.