L’algoritmo gli dà un cattedra a Padova ma il prof non va

Sospiro di sollievo per un giovane insegnante di Pescara Per la cattedra avrebbe dovuto lasciare la figlia di 6 mesi
PESCARA. La speranza, per anni, di una cattedra di ruolo. Studio, specializzazioni, domande, graduatorie. E poi, a 34 anni, valigia pronta per prendere posto chissà dove. Luca Tracanna è uno dei docenti della cosiddetta “fase B”, cioè quella tranche di professori ai quali è stata assegnata una cattedra il primo settembre sulla base di una graduatoria nazionale. Tracanna, che concorreva per il sostegno ed educazione fisica, è tra i millenovecento abruzzesi che hanno fatto parte di questo gruppo di docenti neo assunti dal Governo.
Non partirà per Padova, luogo in cui prende servizio a tempo indeterminato, perché nel frattempo ha ottenuto la supplenza di un anno in una scuola di Pescara, ma in assenza della nomina avrebbe dovuto farlo, altrimenti sarebbe stato depennato dalla graduatoria. Trentaquattro anni, sposato e con una bimbetta di sei mesi, il professore ha tirato un sospiro di sollievo quando ha saputo di non dovere partire per forza. La legge, infatti, lo consente.
Il suo pensiero, però, torna a una manciata di settimane fa e ai contatti col sindacato, la Flc Cgil che a Pescara è rappresentata da Nicola Trotta, che consigliò a lui e agli altri nella sua stessa situazione di concorrere per la graduatoria nazionale: «Il sindacato ci consigliò di concorrere nel nuovo piano di assunzioni previsto dal Governo, dal momento che non eravamo certi di poter ottenere una supplenza annuale», ricorda, «e così ho fatto domanda. Dovevamo scegliere ogni provincia italiana stabilendo semplicemente l’ordine di preferenza. Come prima ho messo Pescara, poi ho segnato tutte le località situate sulla A14 e ultima tra tutte ho segnato la provincia di Reggio Calabria». Poi i giorni sono trascorsi e come gli altri ha aspettato la fatidica mail di mezzanotte che comunicava la proposta di assunzione. «Sono riuscito ad accedere al portale a mezzanotte e cinque», racconta, «e poi il colpo al cuore: Padova». Il tempo di leggere e mille pensieri: la famiglia, la bambina, il basket, Pescara. «Certo, costretto a farlo sarei dovuto partire, ma speravo fortemente di poter restare qui ottenendo una nomina annuale», dice ancora. L’algoritmo del ministero ha riservato per Tracanna una scuola media di Padova come insegnante di sostegno. «Mia moglie ha una palestra a Pescara, abbiamo una bimba di sei mesi della quale io mi occupo molto. Partire tutti e tre neanche a pensarci ma lasciare tutto mi avrebbe messo molto in difficoltà», prosegue, «penso anche a situazioni più difficili della mia, a docenti più anziani, madri di famiglia, con più bambini. Non so come farebbero». Poi, pochi giorni dopo, è arrivata la supplenza annuale alla Cerulli di Pescara e in un istituto di Spoltore, sempre per le medie. «Ho tirato un sospiro di sollievo, ci speravo tanto», dice Tracanna. Intanto è un anno in più a Pescara, «e poi in quest’anno può succedere di tutto anche con la mobilità».
Tracanna come tutti gli altri ha dieci giorni per accettare o rifiutare la proposta di assunzione. «L’ho accettata, certo», spiega, «ma adesso devo subito comunicare che ho ottenuto una supplenza a Pescara e quindi andrò a prendere servizio a tempo indeterminato all’inizio del prossimo anno scolastico se tutto va bene». Il suo treno per il nord, dunque, aspetterà ancora per un po’. La sua situazione è comune a quella di molti pescaresi, e di tanti abruzzesi. La maggior parte dei docenti compresi in questa fase ha ottenuto cattedre in Lombardia, Veneto, Piemonte e nella città di Roma.
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