L’allarme inascoltato lanciato dal ministero solo un anno prima
PESCARA. L’allarme sicurezza era arrivato nel 2012 dalla commissione del ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio che per quattro volte, un anno prima della tragedia, aveva ispezionato...
PESCARA. L’allarme sicurezza era arrivato nel 2012 dalla commissione del ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio che per quattro volte, un anno prima della tragedia, aveva ispezionato la fabbrica di fuochi d’artificio di Città Sant’Angelo stilando una serie di prescrizioni e invitando le autorità a intervenire sulla fabbrica. E’ un excursus sui controlli effettuati nel corso degli anni la consulenza del perito della procura Paride Minervini che, rispondendo alle domande del pm, si sofferma anche sui controlli precedenti alla tragedia che ha colpito la famiglia Di Giacomo il 25 luglio 2013. Nella relazione viene ricordato che nel 2012 la fabbrica era stata ispezionata per quattro volte. «Il rapporto finale», è scritto nella consulenza, «elencava una serie di prescrizioni attinenti alla prevenzione degli incidenti e la stessa commissione del ministero», ricorda il capitano Minervini, aveva «invitato la Provincia e il Comune a intervenire con prescrizioni restrittive legate alla sicurezza». Eppure, annota ancora il consulente, «nel Comune di Città Sant’Angelo non è stata trovata nessuna documentazione inerente la legge Seveso-ter applicabile alla ditta di Giacomo» (la legge sui siti a rischio, ndr). Dopo la tragedia, il ministero dell’Ambiente è tornato di nuovo a Villa Cipressi e il rapporto conclusivo da parte dell’Ispra, sempre secondo la perizia dell’accusa, aveva «evidenziato tra le cause dell’esplosione le numerose carenze tecniche e gestionali rilevate nel rapporto dell’ispezione del 2012. Alcune di queste carenze», commenta il consulente, «a parere degli ispettori sono relazionabili con le cause ipotizzate sull’evento». Accanto ai controlli del ministero ci sono poi quelli della squadra amministrativa della questura di Pescara che non evidenziò «anomalie». «Ma non si comprende», commenta Minervini, «come sia possibile effettuare un controllo accurato di dieci caselli e di un negozio di vendita in circa tre ore e mezzo». (p.au.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

