L’ambientalista: dissesti e calamità, così la natura presenta il conto dopo anni di malgoverno

4 Marzo 2015

«Alluvioni, la natura presenta il conto». Ad affermarlo è l’ambientalista Bruno Zulli nel commentare le conseguenze dell’ultima ondata di maltempo, con gli allagamenti che hanno colpito i litorali...

«Alluvioni, la natura presenta il conto». Ad affermarlo è l’ambientalista Bruno Zulli nel commentare le conseguenze dell’ultima ondata di maltempo, con gli allagamenti che hanno colpito i litorali di Francavilla, Pescara e Montesilvano. «L’acqua è arrivata dappertutto: dove si è cementificato, dove la natura è stata violentata o cancellata. Il global warming, il riscaldamento globale, cambia il clima. Non è che piove di più, è che piove in modo diverso, in modo più concentrato» afferma l’ambientalista. «Molti chiamano le piogge “bombe d’acqua”: è un modo per lavarsene le mani, per dire che la responsabilità è della natura, del clima impazzito. In realtà è l’acqua caduta che corre in modo più veloce». Un tempo, quando il terreno era coperto di alberi, boschi e boscaglia, le radici trattenevano l’acqua piovana che impiegava tempi lunghi, variabili fra le 24 e le 72 ore, per poi arrivare a defluire nei corsi d’acqua. «Ora, invece, disboscamenti, cementificazioni, agricoltura senza alberi, artificializzazioni danno alle acque meteoriche velocità che un tempo erano impensabili» rimarca Zulli. «In poche ore, raggiungono i fiumi, scorrendo in quantità impressionanti. Sul cemento e sull’asfalto l’acqua si accumula allagando strade, quartieri, città. La colpa degli allagamenti è solo degli uomini, di chi ha malgovernato il territorio e di chi si è fatto mal governare» accusa l’ambientalista, assolvendo pienamente la natura da ogni responsabilità. «La natura reagisce così alle distruzioni volontarie. E questo è soltanto l’inizio di un processo lungo. La natura non procede in modo lineare ma per crac improvvisi. Aspettiamoci quindi nuovi allagamenti e alluvioni, sempre più estesi e pericolosi». L’unico strumento di difesa dalle calamità, per Zulli, è rappresentato dalla prevenzione. «Una prevenzione intelligente, fatta con le tecniche di ingegneria sostenibile. Ma su di essa non si investe e spesso gli interventi riparatori sono fatti con il cemento». E così i problemi, invece di risolversi, aumentano. (g.g.)