L’Ance: il nuovo codice degli appalti favorisce lo Stato

22 Febbraio 2017

PESCARA. «Il male dei lavori pubblici? lo Stato che ci vuole guadagnare: ecco la verità sui lavori pubblici». È quanto sostiene Paolo Di Cintio, vice presidente dell’Ance Pescara, costruttore di...

PESCARA. «Il male dei lavori pubblici? lo Stato che ci vuole guadagnare: ecco la verità sui lavori pubblici». È quanto sostiene Paolo Di Cintio, vice presidente dell’Ance Pescara, costruttore di lungo corso.

Che spiega: «Dal massimo ribasso siamo passati all’offerta economicamente più vantaggiosa del nuovo codice degli appalti e adesso c’è più ribasso di prima in quanto oltre allo sconto sui prezzi le imprese devono offrire anche migliorie sul progetto esecutivo. In più, con la conseguente “tentazione” di scegliersi le imprese alle quali aggiudicare i lavori. Chi ci guadagna è proprio lo Stato, che strozza le imprese per avere lavori a costi impossibili. Una sorta di connivenza da parte dello Stato che ha massacrato il settore e il Paese intero».

Secondo il vice presidente dei costruttori pescaresi «fin tanto che le stazioni appaltanti, emanazione dello Stato, non si assumeranno la responsabilità di rinunciare a lucrare su sconsiderati ribassi di imprese, la dinamica che si determina è la seguente: 1) L’impresa per aggiudicarsi il lavoro partecipa con un’offerta bassissima e rende giustificazioni dei prezzi assolutamente poco credibili, ma la stazione appaltante le accoglie per risparmiare qualche centinaio di migliaia di euro e poi passare esigenze di variante tese a far recuperare qualche punto di ribasso; 2) stessa dinamica per la direzione dei lavori che, pur di riuscire a completare l’opera, è costretta ad accontentarsi di qualche lavoro non “a regola d’arte”; 3) idem per il collaudatore dell’opera che verifica “la decenza” dell’opera per restituirla alla collettività; 4) rarissimi i casi di contestazione da parte della stazione appaltante: i lavori che oggi sono fermi lo sono proprio a causa di controlli reali».

Secondo Di Cintio, «chiunque comprende che un ribasso del 35 per cento al posto di un 10 per cento è inaccettabile perché non consente di rispettare progetto e capitolato: è questo il peccato originale dal quale derivano gli aggiustamenti che tutti gli attori coinvolti nel procedimento mettono in atto. Un sistema che ha fatto comodo a tutti e che ha pure portato benessere come soldi al Comune, turismo, occupazione».

«Adesso», conclude il vice presidente dell’Ance, «dobbiamo decidere di cambiare le cose e mettere da parte le modalità di questi ultimi quarant’anni. Diversamente, saremmo incivili e in malafede: terzomondisti. I costruttori ci sono e sono pronti».