L’appello degli ucraini di Pescara: «Tregua per la Pasqua ortodossa»

Centinaia di profughi festeggeranno la ricorrenza in città, ma c’è anche chi prova a tornare in patria Il vescovo Valentinetti si unisce alla preghiera: «La carità è la nostra arma per fermare questa guerra»
PESCARA. Una Pasqua strana, macchiata dall’orrore della guerra in patria e condita dalla speranza di ottenere uno stop temporaneo, al conflitto scatenato dai russi, almeno per i giorni di festa. È la speranza degli 889 ucraini già residenti a Pescara e dei 1.432 arrivati in provincia da quando è scoppiata la guerra: gran parte di loro è di fede ortodossa e si sta preparando a festeggiare la ricorrenza religiosa, che quest’anno arriva esattamente una settimana dopo la Pasqua cattolica, a più di duemila chilometri dalla propria casa.
«Noi componenti della comunità greco cattolica di Pescara abbiamo già celebrato la Pasqua domenica scorsa», spiega Gaia Kulis, ucraina che frequenta la parrocchia di via dei Bastioni dove si riunisce la comunità ucraina per le celebrazioni. «Ma sarebbe bello che i bombardamenti russi cessassero in occasione della festa, per consentire agli ucraini di tirare il fiato almeno per un po’». All’appello di pace e speranza, in vista della Pasqua ortodossa, si è unito anche l’arcivescovo della diocesi di Pescara-Penne, Tommaso Valentinetti: «Le campane a festa della Chiesa cattolica di rito bizantino e dei fratelli ortodossi ci ricordano ancora il giorno di Pasqua. Più che mai, in questo tempo buio, abbiamo bisogno di accendere la fiammella di Cristo, luce del mondo, e di gridare la speranza della Risurrezione nelle tenebre della guerra che è sempre un fallimento. Più che mai dobbiamo sentirci uniti, armarci di carità, l’unica “arma” - se così vogliamo chiamarla - che genera vita e benessere nel senso vero della parola».
Anche per gli ortodossi la Settimana Santa ha inizio con la domenica precedente a Pasqua: è chiamata la “domenica dei salici” e corrisponde alla nostra domenica delle Palme. Tra i momenti più significativi, ci sono il Mercoledì e Venerdì Santo, quando vengono commemorati il tradimento di Giuda e la crocifissione di Cristo e si osserva il digiuno. In questi giorni, prima della festa di domenica, vengono anche preparate delle uova, poi cotte e dipinte, e alcuni dolci tradizionali come la Paska, una pagnotta rotonda, a forma di uovo, decorata con simboli religiosi. La mattina di Pasqua i fedeli portano dei cesti di cibo in chiesa per farli benedire. Ma quest’anno la Pasqua degli ucraini ortodossi, giunti a Pescara dopo una lunga fuga, sarà molto diversa. I profughi ospiti degli alberghi festeggeranno tra di loro, ma molti sono qui da oltre un mese e ne hanno approfittato per tornare in patria e riabbracciare i propri cari. L’ha confermato Carlo Sanvitale, che insieme alla moglie Mayya Chupriy e alla figlia Natalia Semeniuk coordina i viaggi della speranza da e verso l’Ucraina: «Solo ieri in 70 sono tornati in patria ripartendo dalla stazione di Pescara», spiega Carlo, «nei giorni della Pasqua ortodossa i pullman verso l’Ucraina sono più pieni rispetto al resto dell’anno, ma stavolta gli ucraini hanno un motivo in più per tornare in patria. Ovviamente mi riferisco a chi vive nella parte occidentale, dove la morsa dei russi si è fatta meno pressante in questi giorni».

