L’appello delle associazioni: stabilimenti aperti da marzo

PESCARA. «La stagione deve cominciare il primo marzo, per consentire alle attività commerciali di aprire i battenti e lavorare, se hanno la licenza stagionale. E per noi balneatori la chiusura deve...
PESCARA. «La stagione deve cominciare il primo marzo, per consentire alle attività commerciali di aprire i battenti e lavorare, se hanno la licenza stagionale. E per noi balneatori la chiusura deve slittare al 30 novembre, per evitare che accada quello che è successo l’anno scorso, quando le temperature erano miti ma le strutture avevano già chiuso a fine ottobre». È la richiesta che le associazioni di categoria dei balneatori hanno rivolto alla Regione, annuncia Riccardo Padovano, presidente del sindacato italiano balneari (Sib) della Confcommercio, «e in questi giorni attendiamo una risposta, che ci auguriamo sia positiva», tanto più che «il clima va tendenzialmente a migliorare, di anno in anno. Senza l’ordinanza gli stabilimenti che hanno la licenza stagionale non possono aprire i battenti, per quello che riguarda la parte commerciale», mentre l’attività di balneazione vera e propria comincia più in là. Basta guardarsi attorno, dice Padovano, per rendersi conto «che in altre regioni si parte prima, anche molto prima, e penso a Viareggio, che lega tutto al Carnevale e alla Campania». Qui «i preparativi sono già cominciati e ci aspettiamo una bella stagione. Da parte nostra siamo positivi ma ci aspettiamo che la politica si attivi per una riforma totale delle concessioni e dei canoni, non potendo più stare nel limbo come è accaduto negli ultimi dieci anni». Per l’applicazione della Bolkestein «è un momento di grande confusione», prosegue Padovano ricordando che c’è stato il via libera a una proroga delle concessioni (che rischiano di andare all’asta), fino alla fine del 2024 ma il presidente della Repubblica ha avanzato dei rilievi. «Chi ha fatto degli investimenti che fine farà? Come faranno i comuni a gestire le aste?», si chiede Padovano. (f.bu.)

