L’Aquila, mai la marcia indietro ma una reazione coraggiosa

6 Aprile 2024

Facciamo memoria delle 309 Vittime di quella catastrofica calamità; come anche di Coloro che sono deceduti successivamente, a causa dei traumi subìti. Portiamo nel cuore e nelle nostre preghiere il...

Facciamo memoria delle 309 Vittime di quella catastrofica calamità; come anche di Coloro che sono deceduti successivamente, a causa dei traumi subìti. Portiamo nel cuore e nelle nostre preghiere il dramma di quanti sono stati profondamente feriti nella mente, negli affetti e nelle situazioni “esistenziali” da quegli eventi distruttivi.
Il terremoto del 2009 costituisce un “osservatorio” sulle tragedie del mondo: le Vittime di quella immane disgrazia sono “Compagni di sorte” di altri Soggetti sui quali si sono abbattute le violenze di conflitti e di calamità dirompenti.
Vogliamo proclamare, insieme al dolore per le Vittime del sisma, la nostra certezza che il vincolo di unità, che ci ha legato a loro, non si è spezzato, ma si è stretto ancora più forte: perché in esso è stato impresso il sigillo dell’amore evangelico. Se è vero, infatti, che “tutto passa”, è ancora più vero, nella Carità, che “tutto resta”: infatti, l’amore autentico è siglato dal “per sempre”; e ogni affetto, che dura solo a “tempo determinato”, non è amore, ma emozionalità volubile e inaffidabile.
La morte è accompagnata sempre dalle sue ancelle malefiche: la disperazione, la solitudine, il senso del fallimento. La sofferenza, causata dal decesso di una persona cara, lasciamola entrare nel nostro “spazio” spirituale: ma le cattive “compagne” della morte, no!
La nostra memoria non intende dunque rimanere solo “retroflessa”, cioè ripiegata all’indietro, ma vuole proiettarsi in avanti, sviluppando la capacità di affrontare creativamente il futuro.
Il brano del Vangelo di Giovanni ci narra l’esperienza desolante, fatta da Pietro e dagli altri Discepoli, di una “pesca mancata”, perché – come riferisce il testo – «uscirono e salirono sulla barca», ma dopo un duro e prolungato lavoro, «quella notte non presero nulla» (v. 3).
Anche a noi capita, a causa dei nostri difetti, di registrare insuccessi, nel tentativo di conseguire risultati gratificanti, “pescando” nel mare della nostra quotidianità. Spesso, valutazioni sbagliate compromettono la validità delle nostre scelte, orientandole verso interessi egocentrici ed effimeri; ma alla fine constatiamo, penosamente, di restare con le “reti vuote”. In queste situazioni di dissesto o di precarietà, che ci vedono perdenti, il Signore, con misericordia paterna, si muove verso di noi (v. 13). Lui, sa come rovesciare “in positivo” i risultati svantaggiosi in cui ci siamo impantanati. Lui «che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare» (Ef 3,20) è capace di rendere la nostra una “pesca prodigiosa”: quindi sovrabbondante, al di là delle attese più benevole.
La luce della fede, dunque, ha compiuto il “miracolo” di far germogliare, in noi e tra di noi, il fiore prezioso della “consolazione”, che si espande dal grande albero della Speranza.
Ma questo “approccio cristiano” ha pure contribuito a forgiare atteggiamenti sociali “adeguati”, per sostenere una efficace “risposta ricostruttiva” alla sfida lanciata dal sisma.
Dopo aver sperimentato la furia demolitiva del terremoto, L’Aquila non si è fermata: non ha messo la “marcia indietro” della “rassegnazione perdente”, ma è subito “ripartita” attivando una reazione coraggiosa e fattiva: si è spinta in avanti, accelerando il “ritmo operativo” del suo robusto “motore” religioso, etico e sociale. Così è stata avviata la grande e faticosa impresa della “rinascita”: avventura corale e permanente, tesa a riguadagnare la fiducia nel presene, custodendo con fierezza i valori del passato, per riaprire le prospettive di un promettente avvenire. La Comunità, al completo, si è mobilitata per “ri-edificare” non solo “come” prima, ma “meglio” e “più” di prima: in tutti i campi! Si è passati dall’iniziale adattamento all’emergenza al successivo contributo innovativo. La bellezza perduta non solo è stata restituita, ma si è arricchita e dilatata.
La nostra Popolazione ha saputo anche evitare il rischio della “psicosi collettiva” e la sindrome della “depressione sociale” (spesso successive ad un grave sconvolgimento) che “caricano” negativamente il sistema emotivo della gente e sollevano reazioni eccessive e disadattanti. È noto, infatti, che il terremoto, oltre a suscitare “sciami” geologici, attiva pure, nell’animo delle persone, intense vibrazioni psicologiche e sociali: “sismiche” pure esse! Anche il pericolo di scivolare nel “torpore da trauma” è stato sbaragliato dalla resilienza aquilana e dalla sua tenace audacia progettuale.
(* cardinale, arcivescovo
metropolita dell’Aquila)
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