L’artista dei presepi che incanta i pescaresi è a caccia di un erede

Mario Londrillo da 26 anni apre la sua casa ai visitatori «Ma dopo di me chi porterà avanti questa tradizione?»
PESCARA. All'età di nove anni, nonno Augusto, partenopeo del Vomero, regala a Mario Londrillo, oggi 75enne, le pecorelle di plastica per il suo primo presepe. Non erano preziose come quelle risalenti al Settecento che si possono ammirare da 26 anni nel suo mega presepio napoletano permanente di via Nazionale Adriatica nord 225, ma il gesto d'affetto di quello zio alla lontana che lui chiamava "nonno", ha cambiato la sua vita. La passione per i presepi gli esplode dentro da fanciullo e non lo abbandonerà mai più. Oggi, culla un solo rammarico: «Vorrei che qualcuno continuasse la mia tradizione».
Fervente cattolico - «vado a messa tutte le domeniche dell'anno tranne a dicembre, quando devo accogliere i turisti che arrivano da tutta Italia e anche dall'estero per ammirare il mio presepe» - Mario Londrillo, pensionato pescarese con origini campane, figlio di Alfredo, storico commerciante di vini originario di Mosciano Sant'Angelo e fratello di Augusto, Agostino e Milena (collezionista e appassionata, quest'ultima, di alberi di Natale), ha trascorso gli ultimi 26 anni della sua vita ad allestire quell'opera d'arte suggestiva e mastodontica realizzata nei locali al pianterreno della sua casa, aperta al pubblico ogni anno dall'8 dicembre all'8 gennaio e visitabile dalle ore 10 alle 12 e dalle 15.30 alle 19.30, con ingresso libero a offerta per «ripagarmi di un po’ di spese».
Nel 1990, Londrillo, con l'aiuto della moglie Donatella e il supporto tecnico di Gianfranco Chiarotti, docente di matematica pescarese con il talento della manualità, inizia a mettere insieme i pezzi (cercati nei mercatini di tutta Italia, da San Gregorio Armeno all'arte sacra di Roma) del suo progetto di «presepio napoletano settecentesco».
Dalle pecorelle ai re Magi, dal Gesù bambino a Maria e Giuseppe, alle numerose statuine di operai, mezzadri, lavandaie, salumieri, bottai, contadini, mandriani, pentolai e ramai, per un totale di 120 pezzi mobili e 80 fissi spalmati su una superficie di 110 metri quadrati ricoperti da un centinaio di quintali di corteccia di Sardegna.
Tronchi di alberi trasportati con i camion sotto casa e fissati sui muri oppure lavorati e intagliati per diventare montagne, colline, spiazzi, percorsi e tratturi. Il tutto contornato da un sofisticato e altamente tecnologico impianto di effetti speciali sonori e video che si aziona a ripetizione: effetto giorno, notte, alba, tramonto, neve, luna, nebbia, fuoco, cascate, acqua, raffigurazioni dei monti del Gran Sasso, angeli che intonano canti, sottofondi musicali natalizi e la narrazione della storia del presepe di San Francesco d'Assisi.
Tra le migliaia di visitatori, anche il sindaco Marco Alessandrini e il senatore Antonio Razzi. Sul libro delle presenze, (una quindicina di book riempiti di firme e commenti nel corso degli anni) mani infantili lasciano messaggi semplici: «E' bellissimo». Ma ci sono anche gli habituè: «Vengo ad ammirare questo presepe da 26 anni».
Chi entra da quella anonima porticina di ferro anche solo per curiosità, rimane abbagliato dalla potenza di un'opera gigantesca suggestiva e affascinante e si immerge totalmente nell'atmosfera della Natività, trascinati dai suoni, dalle luci soffuse, dagli effetti speciali, salutati dalla garbata ospitalità di Mario e Donatella. A chiusura della rappresentazione, dopo l'Epifania, una parte dei fondi versati dai visitatori nelle cassettine (alcune a misura di bambino) delle offerte disseminate nel locale saranno devoluti dalla famiglia Londrillo al santuario di San Pio da Pietrelcina e alla Madonna di Fatima.
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