L’ascensore non c’è: papà deve prendere in braccio il figlio di 14 anni invalido

La famiglia vive a San Donato, al quarto piano di un alloggio popolare Da tre anni chiede una nuova casa, inviata una diffida a Comune e Ater
PESCARA. Ogni volta che deve rientrare a casa, suo papà deve prenderlo in braccio e gradino dopo gradino giungere nel suo appartamento al quarto piano. La storia di Francesco (nome di fantasia), è fatta di quotidiani ostacoli e barriere architettoniche insormontabili. Quattordici anni, con il sogno di diventare giornalista sportivo, Francesco vive in una delle case popolari di San Donato, insieme alla madre, al padre e alla sorella più grande.
All'età di tre anni gli hanno diagnosticato la polineuropatia sensitivo motoria assonale, più nota come sindrome di Roussy-Levy, una patologia che lo ha colpito nelle articolazioni inferiori e superiori e gli comporta una difficoltà nella deambulazione. Questa famiglia con papà un tempo fabbro, ora disoccupato e mamma sempre a casa per dedicarsi completamente al ragazzo, nel 2017 risulta assegnataria di un appartamento di 75 metri quadrati al quarto piano, sprovvisto di ascensore e di montascale. Le rampe, strette e ripide, rappresentano una vera montagna per il giovane, che per uscire o rientrare a casa è costretto a farsi prendere in braccio dagli altri familiari. «Abbiamo partecipato al bando degli alloggi Erp nel 2013», ricorda il papà. «Nel marzo 2017 ci hanno assegnato questo appartamento. Quando sono venuto a vederlo, ho subito fatto presente che non era adatto».
Per evitare di incorrere nella decadenza dell'assegnazione, la famiglia è costretta ad accettarlo. «Ci spiegarono che bastava una domanda di mobilità per ottenere un cambio di alloggio», dice. «Ci avevano assicurato che sarebbe stata una procedura rapida». A una settimana dall'assegnazione dell'appartamento, la famiglia presenta la domanda di modifica di alloggio, motivata dalla presenza di una persona con disabilità. Sono passati più di tre anni da allora, eppure, nonostante le richieste rinnovate periodicamente alla commissione mobilità del Comune di Pescara, nulla è cambiato e la famiglia si trova ancora nell'appartamento inaccessibile per Francesco, dove persino il bagno è troppo stretto per consentire al ragazzo di muoversi in modo sicuro.
Nella casa sono state riscontrate anche delle infiltrazioni, tanto che la Asl ha certificato l'antigienicità e il sovraffollamento dei 75 metri quadri della casa abitata fino a qualche tempo fa da 5 persone. A supportare la famiglia, stanca delle mancate risposte, è l'associazione Nazionale mutilati e invalidi civili che ha messo a disposizione di Francesco e dei suoi genitori il legale Pietro Paolo Ferrara.
«A maggio scorso», spiega l'avvocato, «abbiamo indirizzato al Comune e all'Ater una diffida a provvedere all'assegnazione di un nuovo alloggio o a rendere accessibile l'appartamento con l'abbattimento delle barriere architettoniche presenti. È palese la violazione dei diritti di questa famiglia che si è vista assegnare un alloggio non accessibile. Tuttavia non abbiamo ricevuto alcuna risposta da nessuno dei due enti. Ora abbiamo presentato ricorso al difensore civico affinché vengano garantiti i diritti di questa famiglia». «Si è perso fin troppo tempo», commenta Marco Stornelli, presidente dell'Anmic Pescara, «su un caso così grave ed estremo. Sono oltre 3 anni che questo ragazzo aspetta la soluzione di questa situazione chiuso in casa. Auspichiamo quindi un provvedimento che ponga fine a questa sofferenza nell'immediato. Noi non ci fermeremo e combatteremo fino alla fine». «Mi piacerebbe tanto», afferma il papà, «che mio figlio potesse uscire da solo. Chiediamo soltanto una nuova casa più adeguata alle nostre esigenze, che sia su un piano terreno o pienamente accessibile».

