L’avvocato pop rock: il penalista Di Giulio nella band di Varone

Legale di giorno, musicista di notte con “I cani sciolti” «Ci esibiremo a Rancitelli per dire ai ragazzi rom: studiate»
PESCARA. Avvocato penalista di giorno, musicista pop rock di notte. Si fondono e si rincorrono le due anime di Marco Di Giulio, 54 anni, pescarese, originario di Tocco da Casauria, da due anni componente della band "I cani sciolti" fondata dal sostituto procuratore tarantino Gennaro Varone. Il crimine e la musica, insieme a un amore sconfinato per la famiglia e la pasta fatta a mano per rilassarsi dalle fatiche del tribunale, sono le grandi passioni del legale rockettaro che canta e suona la chitarra ritmica, una Fender Telecuster che custodisce gelosamente, immortalata tra le foto dei suoi figli e da un tatuaggio sul braccio destro.
E' lui stesso a definirsi «avvocato della malavita» (sue sono le inchieste sulla mafia del pesce e l'omicidio Rigante), ma quando scende la sera e sale sul palcoscenico, insieme agli otto compagni di viaggio, l'atmosfera cambia. «Esistono solo la musica e gli applausi della gente a darti la carica», dice Di Giulio, che annuncia: «Uno dei prossimi concerti lo faremo nel quartiere Rancitelli perché vogliamo lanciare un messaggio ai giovani zingari: andate a scuola e ascoltate la musica, perché cultura e musica sono aggregazione sociale, così come lo sport».
Ma prima c'è la tappa del 13 maggio a Sulmona per devolvere fondi a favore di una casa famiglia per minori. Va sempre in beneficenza il ricavato di ogni concerto (almeno 22 brani, quasi tutti scritti da Varone, voce e chitarra, che parlano «d'amore, di giustizia sociale, di persone svicolate dal potere») de "I cani sciolti", il gruppo composto da nove elementi: Daniela Belli, voce, di Rosciano; Angelo Castellano, basso di Pescara; Luca "Bonzo" Belisario, batteria di Pescara; Marco Pierdomenico, tastiera (sostituisce Maria Michela Varone) di Pescara; Stefano De Berardinis, chitarra solista di Pescara; Daniela "Dana" Stancu, violinista romena; Alberto Grossi, sassofono, talvolta impegnato in tournée con Sergio Caputo. Marco Di Giulio è sposato con Francesca, pugliese di San Severo e padre di tre figli, Camilla, 19 anni; Giulio ( come il nonno paterno), 9 anni e Diego (come il suo eroe Diego De La Vega, il famoso Zorro), 5 anni e mezzo. Dopo la laurea in giurisprudenza alla Sapienza di Roma, nel 1988 comincia la sua carriera nello studio legale di Giancarlo De Marco. Fa la sua strada con testardaggine e un po’ di pignoleria («faccio tante cose, anche se mai perfette, ma ci provo») e arriva alla meta «senza l'aiutino».
I genitori Maria e Giulio, sono artigiani del toccolano, gli hanno insegnato «a tenere i piedi per terra e fare le cose per bene». I suoi hobby sono il calcio, le buone letture, i tatuaggi (c'è anche un cuore sulla caviglia sinistra) e la passione per il pesce e le verdure che «da ragazzo cucinavo con nonna Nina». Quindi, l'incontro in tribunale con Gennaro Varone che «mi chiede di entrare nel gruppo». Correva l'anno 2014, i due si trovavano «all'hotel Carlton e avevamo appena finito di provare Rimmel di De Gregori. Non potevo crederci, perché io mi ritenevo un chitarrista dilettante e questa opportunità mi sembrava straordinaria, quindi ho accettato con molto entusiamo».
Un entusiasmo che non si spegne mai, a detta dell'avvocato Di Giulio che preferisce più parlare del suo "gemello diverso", il sostituto procuratore Varone, che di se stesso. Una volta a settimana si riuniscono in sala di registrazione, in via Aterno, e provano per ore ed ore (è in uscita il nuovo album "Questo aereo sul mare" che il magistrato pugliese dedica alla madre scomparsa di recente), ma prima di salire sul palco non manca il rito scaramantico della band:«Ci abbracciamo tutti e ci facciamo un paio di cicchetti di vodka». La sua canzone preferita? «La leva calcistica del 68, dedicata a tutte le mamme che ogni giorno preparano i borsoni del calcio per i loro figli che sul campo buttano sudore e sogni». E sono due i sogni dell'avvocato rockettaro pescarese. Uno riguarda la musica: «Ci piacerebbe tenere un concerto allo stadio Olimpico». L'altro i suoi cari: «Auguro ai miei figli di avere una vita piena di passioni come la mia».
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