L’EREDITÀ LASCIATA DAL PROFESSOR BRANCACCIO PER L’UNIVERSITÀ
È un onore per me poter rievocare attraverso questo mio intervento la figura di Giovanni Brancaccio, napoletano, per quasi un trentennio professore ordinario di Storia moderna nel Dipartimento di...
È un onore per me poter rievocare attraverso questo mio intervento la figura di Giovanni Brancaccio, napoletano, per quasi un trentennio professore ordinario di Storia moderna nel Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture moderne dell’università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara (polo di Pescara), che ho avuto il privilegio di frequentare nell’ultimo quindicennio di assidua e proficua collaborazione accademica.
Il professore Brancaccio è morto il 6 novembre scorso a Napoli dopo lunga malattia. Gentiluomo d’altri tempi, riservato ma gioviale al tempo stesso, egli è stato un maestro esemplare di vita e di studi, saggio e generoso, di rara sensibilità ed equilibrio, sempre prodigo di suggerimenti, indicazioni, spunti e consigli preziosi per intere generazioni di allievi che in questi anni lo hanno conosciuto e lo ricordano con affetto e commozione.
I suoi pregevoli lavori sulla storia del Mezzogiorno mediterraneo moderno e contemporaneo, dalla cartografia al governo del territorio, dal modello aristocratico alle istituzioni ecclesiastiche e alla vita sociale e religiosa, dalle questioni risorgimentali al primato di Napoli e all’identità meridionale, tutti temi posti nel solco dell’alto magistero dello storico Giuseppe Galasso, del quale era allievo orgoglioso, hanno rappresentato una tappa fondamentale nell’avanzamento innovativo delle indagini storiche su tali argomenti. Era il genere delle storie regionali ad averlo principalmente interessato: Gli Abruzzi nella storia del Mezzogiorno moderno, In provincia (incentrato sulle strutture e le dinamiche storiche di Abruzzo Citra in età moderna), Il feudalesimo nel Mezzogiorno moderno: gli Abruzzi e il Molise (secoli XV-XVIII), Il Molise medievale e moderno, ed ancora Calabria ribelle (dedicato all’esperienza di Tommaso Campanella nella rivolta antispagnola del 1599), solo alcune delle sue pubblicazioni più rilevanti, costituiscono infatti un tornante significativo della vasta mole delle sue ricerche.
La poliedrica curiosità di studioso fertile ed originale ha condotto d’altra parte Brancaccio a cimentarsi anche con tematiche di storia della storiografia, materia che ha insegnato per anni alla D’Annunzio: ne è un esempio proprio il suo ultimo saggio, Politica e storiografia in Nello Rosselli (Biblion edizioni), scritto in questi ultimi mesi drammatici, pur tra inenarrabili sofferenze fisiche, con il rigore e la lucida passione che sempre ne hanno contraddistinto il carattere, e dato alle stampe, purtroppo, poche settimane prima di morire.
Mi piace in questa sede ricordare soprattutto come lungo le direttrici culturali della meritoria attività della Deputazione di storia patria abruzzese e nella scia della tradizione inaugurata dallo storico aquilano Raffaele Colapietra, epigono degli studi sugli Abruzzi dall’antichità all’età contemporanea, la storiografia di Giovanni Brancaccio, auspice la lunga durata del suo soggiorno aprutino, risultasse particolarmente impregnata di interessi scientifici aventi come oggetto primario la storia della regione e delle sue province: Abruzzo Ultra I (capoluogo L’Aquila); Abruzzo Ultra II (cap. Teramo); Abruzzo Citra o Citeriore (cap. Chieti; mentre la quarta provincia di Pescara fu istituita solo il 6 dicembre 1926), tutte parte integrante del Regno di Napoli ininterrottamente dal Medioevo angioino fino all’unità d’Italia.
Nel suo recente volume, Gli Abruzzi nella storia del Mezzogiorno moderno, che presentammo proprio a Pescara nel dicembre 2019, in occasione del suo commiato universitario nell’ambito di un affollato seminario alla presenza degli studenti del corso di Storia moderna e contemporanea, sono infatti condensati tutti i motivi salienti riconducibili al profilo storico-identitario di una regione complessa e non marginale, pienamente inserita tra Medioevo ed età moderna nelle dinamiche politico-diplomatiche del contesto europeo, mediterraneo e adriatico. Un’entità geopolitica che fu caratterizzata dalla vicenda economica e sociale delle signorie feudali, del clero e di città dalla solida vocazione commerciale, come L’Aquila, Chieti, Lanciano, Sulmona, Pescara, Ortona e Vasto, dalla lenta formazione di un ceto borghese dai Borbone alla nazione italiana e dal processo napoleonico di modernizzazione amministrativa.
Gli studi abruzzesi, condotti da Brancaccio, resteranno un riferimento ineludibile per chi intenda accostarsi ad esplorazioni archivistiche sulla vicenda di lungo periodo della compagine abruzzese. Sono certo che quanti lo hanno conosciuto e ne hanno apprezzato le straordinarie qualità umane e il valore eminente della sua opera, saranno in grado di raccogliere e condurre avanti il suo vivo lascito culturale e morale.
* Docente di storia moderna
e contemporanea università
D’Annunzio

