L’esperta: ai ragazzi serve poter recuperare

11 Dicembre 2019

Ma dipende dall’età: i piccoli hanno bisogno di stare con i genitori, i più grandi di impegno costante

PESCARA. Sono sempre di più le scuole che optano per la settimana corta, la modalità oraria che si sviluppa su 5 giorni a settimana, lasciando gli studenti liberi il sabato. Un'opzione che modifica l'approccio scolastico di alunni e insegnanti. Ma quali sono i pro e i contro di questa tendenza sull'apprendimento e sullo stile di vita degli alunni nelle varie fasce d'età? Risponde la psichiatra Marilisa Amorosi.
«Oggi i ragazzi e i bambini sono iperstimolati per via delle numerose attività pomeridiane che seguono. Impegnati così tanto durante la settimana, oltre la scuola, hanno bisogno di tempo di recupero e avere un giorno in più per il relax che non sia ovviamente compensato da altre attività, sia pure ludiche, può sicuramente aiutare a introiettare gli stimoli che hanno nel corso della settimana».
Quali sono i pro della settimana corta?
Il bisogno fondamentale dei bambini più piccoli è di essere contornati da basi di sicurezza. Passare più tempo con la famiglia il sabato, ad esempio, quando molti genitori non lavorano, crea un vantaggio affettivo e di senso di appartenenza a un nucleo.
E i contro?
Per gli adolescenti è completamente diverso, perché la settimana lunga, quindi la scuola di sabato diventa una regola di vita, di impegno costante, più confacente alla loro età.
Quanto influisce questa modalità oraria sulla concentrazione degli alunni?
I bambini assorbono anche quando sono distratti. Hanno una capacità molto elevata di captare ogni stimolo. Le sei ore non possono essere di didattica frontale, ma interattiva, che stimola l'attenzione del bambino e lo coinvolge attivamente.
Per i ragazzi delle medie?
I ragazzi più grandi sono più irrequieti cognitivamente. Bisogna attrarre la loro attenzione e mantenere alto l’interesse per fascia di età.
In che modo negli ultimi anni si è modificata la capacità di attenzione dei bambini?
Esiste clinicamente un grande problema sociale legato all’uso degli strumenti elettronici. Piccoli di 1 anno e mezzo o due, intrattenuti da videogiochi, tablet e smartphone. L'abilità tecnologica di interfacciarsi con rapidità con questi mezzi li rende al tempo stesso meno capaci nelle relazioni. Sono abituati a focalizzare l'attenzione su punti luminosi e quindi la concentrazione nella relazione didattica diventa più labile. L'ascolto è più difficile e riduce notevolmente la loro capacità di apprendimento.
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