L’esperto in emergenze: se c’è ancora aria, qualcuno potrebbe essere sopravvissuto
Se fosse stata una “semplice” valanga a seppellire clienti e personale dell'hotel Rigopiano non ci sarebbero più molte probabilità di trovare qualche superstite, mentre la casistica sulla...
Se fosse stata una “semplice” valanga a seppellire clienti e personale dell'hotel Rigopiano non ci sarebbero più molte probabilità di trovare qualche superstite, mentre la casistica sulla sopravvivenza sotto le macerie lascia ancora qualche speranza. L'importante, spiega Mario Costa, presidente onorario della Società Sis 118 (Sistema 118 che coordina le attività dei sistemi di emergenza regionali), è che ci sia una bolla di ossigeno sufficientemente ampia. «Una possibilità c’è sempre - spiega Costa - si può trovare una sacca d'aria sufficiente sotto le macerie che dà la possibilità di respirare, e anche la presenza di neve offre l'occasione di bere. Se si trattasse di persone semplicemente sotto una valanga sarebbe un problema, perché in quelle condizioni si resiste molto meno, dopo poche ore la sopravvivenza si abbassa molto. Qui il disastro è sotto certi aspetti anche una “fortuna”, perché i detriti, se non hanno provocato traumi gravi come la sindrome da schiacciamento, danno la possibilità di essere protetti dal contatto diretto con la neve».
La “survival curve” di chi rimane intrappolato sotto una valanga è piuttosto impietosa. Dopo 30 minuti la speranza di sopravvivenza è ridotta al 50%, mentre dopo 160 va sotto al 20%. Molto di più si resiste invece sotto le macerie causate ad esempio da un terremoto. Il record appartiene probabilmente a Evans Monsignac, un giovane haitiano estratto vivo dalle macerie di una casa 27 giorni dopo un terremoto nel 2010. In Italia l’esempio più eclatante si è avuto nell'Irpinia colpita dal sisma del 23 novembre 1980. Una donna di 72 anni, un uomo di 60 e un altro di 100, sono sopravvissuti otto giorni sotto le macerie. Mentre le ricerche a Farindola vanno avanti senza sosta, il Conapo, il sindacato autonomo dei vigili del fuoco, denuncia la scarsità di uomini e di mezzi: «Nella nottata tra il 21 e il 22 gennaio sono stati lasciati solo 25 vigili del fuoco a operare all'hotel Rigopiano. E molti di quei pompieri erano all'hotel sin da giovedìý 19, il primo giorno, esausti» e senza calzature e guanti adatti in dotazione, denuncia Antonio Brizzi, segretario generale del Conapo. Il Corpo nazionale smentisce in una nota le «presunte insufficienze», sottolineando che «nelle operazioni sono impegnate 165 unità, con un dispositivo h24, tramite opportune turnazioni che permettono il necessario recupero psico-fisico del personale».

