L’ex Fea tra i rifiuti: la fine ingloriosa dell’icona di Fuori Uso

26 Agosto 2020

La vecchia stazione ferroviaria sulla riviera è una discarica Il critico d’arte Scuderi: «Rendiamola un museo diffuso»

PESCARA. Reti e materassi, vecchi ventilatori, scheletri di sedie, passeggini, stendini arrugginiti, biciclette ormai ridotte a un ammasso di ferri. Ma anche tavolini di plastica, forse utilizzati, e una scala riadattata a stendipanni da chi ha scelto di vivere in questo luogo. C'è di tutto all'interno dell'ex Fea. Il complesso, un tempo stazione della linea ferroviaria Pescara-Penne, sulla riviera in pieno centro, all'incrocio con via Ugo Foscolo, ma anche uno dei luoghi simbolo di Fuori Uso, è in uno stato di totale degrado.
Un destino di abbandono perseguita la struttura centralissima fin dal 1963, con il fallimento della società Ferrovie Elettriche Abruzzesi, ma che sembrava essere stato ridisegnato dall'arte. Il gallerista Cesare Manzo, scomparso a ottobre di un anno fa, scelse l'ex Fea per Fuori Uso, la sua rassegna d'arte contemporanea che puntava al recupero di spazi urbani dismessi. L'immobile ospitò due edizioni, la prima nel 1996 dal titolo “Sotto pioggia e sotto vento” e la seconda nel 1997, di cui riporta ancora oggi la scritta sulla facciata: “Fuori Uso ’97”. Da allora, però, nulla è cambiato e l'immobile fronte mare, ad eccezione per qualche ciclico intervento di sgombero e pulizia, si ritrasforma costantemente in un luogo di discarica e di bivacco.
«L'ex Fea è uno spazio molto interessante e strategico, perché sorge nel cuore di Pescara, prospiciente al mare. Uno spazio di cerniera tra il lungomare e il centro città, ed è assurdo che si riduca a un'area vuota», commenta Massimiliano Scuderi, architetto, curatore e critico d'arte, per lunghi anni coinvolto proprio da Manzo nei Fuori Uso. «Questo immobile è stato un luogo fondamentale per Fuori Uso. Con le sue capriate era anche una sorta di piccolo arsenale, che ricorda quello di Venezia e che si presta a un'esposizione dinamica, contemporanea». Un gioiello in sé che, secondo l'esperto d'arte, direttore della Fondazione Zimei, racchiude anche altri preziosi tesori. «Nell'ex Fea sono state ospitate tante opere di artisti internazionali che nell'ambito di Fuori Uso creavano delle interazioni con le maestranze locali. Da alcuni anni ho cominciato a ripercorrere i luoghi della rassegna, trovando oltre 50 lavori abbandonati», prosegue.
Proprio nell'ex stazione di Pescara Porto, Scuderi alcuni anni fa ha rinvenuto infatti un'opera di Federico Fusi: la scultura di una Madonna realizzata in pietra della Majella e catrame, con ogni probabilità ancora all'interno dell'immobile. Questo e altri ritrovamenti hanno indotto il critico a inserire il complesso immobiliare nell'idea di Museo Diffuso, a cui la Fondazione Zimei, in collaborazione con Fondazione Aria e con il Mibact sta lavorando. «Un museo», specifica Scuderi «che si basa non sui luoghi, ma sui processi e sui percorsi. L'ex Fea ha la bellezza di essere vicino al mare e rappresenta anche la memoria legata al contemporaneo di Pescara, che è stata una tappa cruciale nella storia dell'arte nazionale e internazionale, con importanti gallerie e artisti che hanno prodotto qui opere fondamentali per il Fuori Uso».
Il futuro dell'immobile sembrava aver assunto una veste nuova già un anno fa, quando in Comune è stato presentato il progetto per la sua riqualificazione in un'area espositiva e commerciale per la valorizzazione delle tipicità abruzzesi. I fabbricati esistenti, infatti, di proprietà della Regione, sono stati affidati in concessione per 49 anni alle società pescaresi Immotrading e Sll, con l'impegno di ristrutturarli. Il progetto, già con il disco verde della Regione, necessita dell’approvazione definitiva da parte del Comune, non ancora arrivata a distanza di un anno, poiché il piano, secondo il bando, prevede una ristrutturazione dei fabbricati esistenti senza aumenti di volumetria.
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