L’ex ministro Biondi: L’Aquila abbandonata

11 Ottobre 2014

«Considero quella dell’Aquila una situazione tristissima, indicativa di una visione che c’è stata, di appariscenza iniziale e di distacco successivo che L’Aquila non meriterebbe; non per la tragedia...

«Considero quella dell’Aquila una situazione tristissima, indicativa di una visione che c’è stata, di appariscenza iniziale e di distacco successivo che L’Aquila non meriterebbe; non per la tragedia che ha avuto, immane, ma anche per quello che è nella storia e nella cultura italiana. Una cosa che mi dispiace come uomo». Parole dell’ex pluriministro Alfredo Biondi, difensore di Claudio Eva. «Nel turbinio delle vicende politiche spicca la scelta dei temi più appariscenti, come usa fare oggi il governo italiano che prima fa grandi dichiarazioni e poi valutazioni tempistiche a seconda dei casi. Ritengo che sia una prova che qui si tratti di un’emergenza. Hanno portato qui i grandi della Terra ma si sono scordati i piccoli della Terra, quelli che abitano qua». Poi, sul processo. «Il pg ha dato un’interpretazione calligrafica, ripetitiva. Ritenevo che ci fosse un’analisi compiuta anche sui motivi, che fossero degni di maggiori attenzioni, però non vuol dir nulla. Il pg rappresenta l’accusa, è raro che modifichi in appello un’impostazione che ha una sua logica locale e strumentale, altro di me non vi saprei narrare. Eppure il clima di questo processo è buono. L’Aquila riserva buona accoglienza a chi viene, siamo stati sempre trattati con grande riguardo, non si può dire che abbiamo avuto difficoltà a esprimerci e a confutare le ragioni dell’accusa anche con una certa vivacità. Toccherà a noi svolgere compiutamente i temi della difesa». (e.n.)