L’ex poliziotto e l’Ordine del ciuccio

25 Giugno 2017

Roberto Cosentino riunisce abruzzesi e calabresi per parlare di storia e costumi

PESCARA. Primo convegno nazionale del Ciuccio, ieri alla taverna di Villa de Riseis. Lo ha organizzato l’ex capo della squadra Mobile della questura di Pescara, Roberto Cosentino, da 15 anni circa in pensione. Un appuntamento al quale hanno partecipato circa 80 persone, tra le quali anche il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Sulmona, Giuseppe Bellelli, parente di Cosentino. Un gruppo (nella foto di Giampiero Lattanzio), quello degli 80 circa, per metà proveniente dalla Calabria, e per l’altra metà da paesi abruzzesi. La sede dell’Ordine dei Cavalieri del Ciuccio, fondato da Cosentino, ha sede a Canne, in provincia di Cosenza. Una giornata, quella di ieri, che oltre alle relazioni che si sono susseguite, ha coinvolto i partecipanti anche in una caccia al tesoro. «Nella mia fantasia», racconta Cosentino, «ho creato il gruppo Ordine dei Cavalieri del Ciuccio, del quale sono il Gran Maestro. Ho preso come simbolo una foto del 1948, scattata nel paese di mio padre, in Calabria, nella quale io e mio fratello Sergio siamo a cavallo di due ciucci. Il ciuccio», spiega Cosentino, «era il mezzo indispensabile per dissetarsi, in quanto la fonte era a circa tre chilometri dal paese, in una strada molto scoscesa». L’asinello, continua Cosentino, «veniva caricato con due botti da 20 litri l’uno. E chi non possedeva un ciuccio, con il quale si conviveva nello stesso ambiente, doveva pagare l’acqua in un’economia già poverissima. Inoltre, quando moriva il ciuccio, era come perdere una persona cara». Uno spaccato di vita calabrese, in cui Cosentino rammenta anche che «nel 1961, il sindaco, cugino di mio padre, inaugurò un acquedotto. Ma per questo molte donne si riunirono sotto al Comune per protestare, in quanto l’acqua prima era gratuita, anche se acquisita con immani sacrifici».
Vito de Luca