L’ha violentata davanti ai monitor E ai passanti ha detto: è mia moglie

PESCARA. Probabilmente pensava di potersi fidare. Perché quell’uomo conosciuto poco prima nel terminal degli autobus sembrava cordiale. Lui, un senegalese di 61 anni arrivato in Italia 27 anni fa e...
PESCARA. Probabilmente pensava di potersi fidare. Perché quell’uomo conosciuto poco prima nel terminal degli autobus sembrava cordiale. Lui, un senegalese di 61 anni arrivato in Italia 27 anni fa e residente nel Pescarese, ha raccontato alla donna la storia della sua vita e le ha offerto del vino, che hanno bevuto insieme dal brick. LA BEVUTA. Poi lei si è assopita nei giardinetti che guardano al piazzale dove arrivano e partono i pullman, forse anche per via dei farmaci che aveva assunto. E si è svegliata mentre l’uomo la stava violentando. Lo hanno fermato alcune persone che erano a pochi passi da lì e si sono accorte dello stupro, come hanno raccontato in un secondo momento alla polizia. Hanno bloccato il 61enne in attesa della polizia, che ha raggiunto la zona in un battibaleno, e glielo hanno consegnato. Nel giro di poche ore, grazie alle testimonianze raccolte, il senegalese è stato arrestato per violenza sessuale aggravata ed è finito in carcere dove sarà interrogato alla presenza del suo difensore, Stefano Sassano.
I FARMACI. Con il passare delle ore si delineano i contorni della violenza sessuale avvenuta sabato, poco prima delle 14, a due passi dal bar Terminal, dove la vittima, una 39enne di Montesilvano, si è imbattuta in uno sconosciuto che ha abusato di lei. In mattinata, pare attorno alle 11, la donna raggiunge la zona del terminal dei bus in attesa della sorella, in arrivo da Roma. Passa lì un bel po’ di tempo, alcune ore. E conosce il senegalese. Lui la avvicina, le offre da bere e le racconta di sé. La donna, che è in cura al Centro di igiene mentale e assume dei farmaci, si assopisce. Apre gli occhi mentre l’uomo sta abusando di lei e la prima immagine che realizza è quella dei poliziotti. A salvarla ci pensano alcune persone che sono lì, a pochi metri. Come prima cosa urlano, dicono all’uomo di lasciare stare la malcapitata, di fermarsi.
«È MIA MOGLIE». E lui risponde dicendo: «Ma questa è mia moglie». Poi intervengono direttamente su di lui, per liberarla. E nel pomeriggio raccontano alla polizia di aver assistito alla scena, essendo accaduto tutto alla luce del sole, nel giardinetto, a due passi dal marciapiedi. C’è chi riferisce di aver visto l’uomo mentre toglieva i pantaloni alla 39enne. E chi l’ha visto sdraiarsi su di lei, con i pantaloni calati.
LE TELECAMERE. Una donna afferra il telefono, si rivolge al 113 e chiede aiuto. E mentre le pattuglie della squadra volante raggiungono il terminal alcuni testimoni si lanciano sul 61enne e lo bloccano. All’arrivo della polizia viene contattato il 118 e, dopo i primi accertamenti sul posto, la 39enne viene accompagnata in ospedale.
Ha delle escoriazioni su braccia e gamba. Prendono il via una serie di esami, nel reparto di Ginecologia, il cui esito si saprà nelle prossime ore. Intanto in questura vengono ascoltati testimoni, dopodiché viene sentita anche la vittima, che sporge querela e racconta la sua versione, del momento in cui ha avvertito la violenza.
A completare il quadro, per gli investigatori della squadra mobile, coordinati da Dante Cosentino, le immagini riprese dalle telecamere della zona, prima tra tutte quelle del bar Terminal, che avrebbero registrato i vari passaggi. Il filmato sarà ora esaminato con attenzione.
DUE ANNI IN CELLA. Non è la prima volta che il senegalese finisce nei guai. L’uomo, che ha avuto una relazione con una donna italiana e ha due figlie, ha precedenti per maltrattamenti in famiglia, lesioni, ingiurie e minacce. Tra marzo 2016 e aprile di quest’anno ha scontato una pena di due anni ed era tornato libero da quattro mesi. Quando ha raggiunto l’Italia, aveva un visto per motivi turistici dopodiché è diventato irregolare ed è stato espulso (nel 1993) ma è rimasto qui, tanto che nel 1995 ha ottenuto un permesso di soggiorno prima per motivi di lavoro e poi per motivi di famiglia, fino alla carta di soggiorno. Ma dalla casa familiare è stato allontanato dal giudice.
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