L’imputato: «Ho la febbre». Ma non era vero

5 Novembre 2020

La sentenza ha riguardato anche il colombiano Zabala Mosquera (difeso da Arienzo), che venne contattato da Gruosso per l'aggressione, e Marco Faggion (difeso da Orsatti), che fece da intermediario...

La sentenza ha riguardato anche il colombiano Zabala Mosquera (difeso da Arienzo), che venne contattato da Gruosso per l'aggressione, e Marco Faggion (difeso da Orsatti), che fece da intermediario tra i due: il primo è stato condannato a un anno e 7 mesi di reclusione (il pm ne aveva chiesti 3 e mezzo), il secondo a 8 mesi (l'accusa aveva chiesto un anno e 4 mesi). E anche ieri, appena aperta l'udienza, si è registrato l'ennesimo tentativo di Gruosso di far slittare la sentenza. Ha inviato un messaggio al suo avvocato con il quale mostrava un modello che attestava che era al pronto soccorso, al pre-triage con 38,8 di febbre. Un pezzo di carta firmato peraltro da lui stesso. Sono bastati pochi minuti alla polizia per accertare che in effetti era giunto in ospedale in codice verde alle 11,45, quindi 15 minuti prima dell'udienza, e che gli avevano registrato una temperatura di 36,2. E così il processo è iniziato e la sentenza di condanna giunta puntuale. (m.cir.)