L’inchiesta verso i primi avvisi per crollo colposo

Accertamenti per fare chiarezza anche sulla manutenzione Pool di tecnici al lavoro per verificare l’ipotesi smottamento
PINETO. L’inchiesta giudiziaria che dovrà chiarire perchè il gasdotto è esploso ed accertare eventuali responsabilità si muove tra acquisizione di atti e sopralluoghi tecnici: un dedalo di fascicoli e procedure che nei prossimi tempi potrebbe portare all’iscrizione di qualche nome nel registro degli indagati, atto dovuto in presenza di eventuali accertamenti ritenuti irripetibili. Il che tradotto in parole semplici significa che laddove la procura (il pm titolare del caso è Silvia Scamurra che procede per incendio e crollo colposi) decidesse di fare degli accertamenti tecnici considerati non più ripetibili dovrà consentire alle parti di essere presenti con dei propri consulenti e da qui, dunque, la necessità di proseguire con l’iscrizione.
Nelle scorse settimane il pool di geotecnici incaricato dalla procura ha avviato un primo esame del piano del tracciato del metanodotto Snam, esame ritenuto indispensabile per valutare le possibile conseguenze dello smottamento del terreno nell’area.
Un fenomeno di smottamento con un piano di scivolamento a valle che, almeno da una primissima ricostruzione, potrebbe aver provocato la compressione del gasdotto: di che entità e con quali conseguenze è quello che dovranno chiarire gli accertamenti tecnici. Che dovranno anche stabilire che tipo di manutenzione e quali controlli siano stati fatti. E in questa direzione si muovono i più recenti accertamenti disposti dalla procura anche per individuare i ruoli e le gerarchie di chi deve controllare: lavoro non facile visto il garbuglio di società e deleghe esistenti.
Nel frattempo, proprio su delega del pm, gli investigatori (i carabinieri e i vigili del fuoco del nucleo antincendio del comando generale di Roma) hanno acquisito varia documentazione sia nella sede della Snam, a cominciare dai progetti che riguardano il tracciato, sia in quella dell’Enel vista la presenza di tralicci nella zona. Intanto dagli accertamenti fatti fino a questo momento risulta che la condotta non sia stata lacerata in nessun punto. Ma è lungo l’elenco dei quesiti posti dal magistrato e a cui i tecnici incaricati sono chiamati a rispondere. A cominciare da uno: capire se la portata del gas fosse congruente con quel tracciato del gasdotto la cui realizzazione risale alla fine degli anni sessanta. Per ora non c’è ancora nulla di evidente sulle cause dell’innesco che ha provocato l’esplosione. Nell’area interessata sono stati trovati dei cavi dell’alta tensione danneggiati ma ciò potrebbe essere stata anche una conseguenza dell’incendio o di quella che viene definita «l’onda d’urto» della fuoriuscita del gas che nella conduttura viaggia a 19 atmosfere. L’area in cui c’è stata l’esplosione è destinata a rimanere sotto sequestro ancora per molto tempo.(d.p.)
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