«L’Italia è cambiata, si deve intervenire»

14 Marzo 2017

Antonio Navarra (Gran Sasso-Laga): in questi territori si vive di soli divieti, il patto deve essere riscritto

PESCARA. «Intervenire era necessario». È netto il parere del presidente del parco del Gran Sasso e Monti della Laga, Tommaso Navarra. «La legge del 1991, seppure all'avanguardia esprime una volontà di intervento storicamente datata. Non possiamo far finta che dal ’91 ad oggi, non si siano modificati la struttura delle nostre comunità e il quadro normativo d’insieme». Dunque la revisione s’impone. Nel segno di una maggiore vicinanza alle comunità locali, sottolinea Navarra. Che fa l’esempio dei parchi francesi, che «nascono da un patto di territorio tra le comunità. E non solo: ma un patto che ha un limite temporaneo, una scadenza di 10 anni. Le comunità, cioè si danno un obiettivo, lo verificano e conseguentemente decidono se andare avanti nella scelta strategica». Non si può dire lo stesso dei parchi italiani. «Io chiedo scusa alla mia comunità che da 25 anni vive di soli divieti», dice Navarra, «perché il piano del parco che per legge andava approvato entro sei mesi dall’entrata in vigore, nel dicembre 1995, dopo 22 anni ancora non è stato approvato e le comunità vivono il parco attraverso le misure di salvaguardia che per tradizione sono divieti». Per questo piuttosto che preoccuparsi della governance, dice il presidente del parco, riferendosi all’allarme di molte associazioni ambientaliste, «bisogna preoccuparsi di cosa ha rappresentato questo parco per le 140 mila persone che ci vivono, ossia per la più grande comunità dell'Italia centrale». Per loro probabilmente il parco è ancora un’occasione mancata. «La 394 intelligentemente parlava di conservazione e di sviluppo, concepito in modo diverso da quello urbano o da un certo modo di considerare lo sfruttamento intensivo del territorio». La riforma va in questa direzione? Navarra sostiene di sì. «E non un caso che è giudicata positivamente da Federparchi. Perché c’è un dato fondamentale che va considerato: il valore del territorio non viene minimamente intaccato. Se una zona è a massima conservazione rimane tale. Ma la legge regolamenta in modo più semplice, anche in termini di immediata responsabilità, la governance e le strutture burocratiche. D’altra parte», conclude il presidente Navarra, «una riforma del genere non può essere calata dall’alto, deve partire dal dato locale, dal coinvolgimento dei sindaci. Per esempio, adesso, col dramma del terremoto, pensiamo di ricostruire imponendo scelte dall’alto? Oppure andando territorio per territorio? Io come ambientalista non ho paura di confrontarmi». (a.d.f.)

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