L’odissea di Federica: io bloccata negli Usa

La ragazza marsicana racconta: licenziata da Disney world, sono rientrata dopo oltre un mese
SAN BENEDETTO DEI MARSI. Ostaggio del Coronavirus negli Stati Uniti aveva oramai perso ogni speranza di tornare a casa e riabbracciare la sua famiglia, almeno fino a qualche giorno fa. Federica Raglione, 29 anni, è riuscita a tornare nella sua San Benedetto dei Marsi dopo un’odissea durata oltre un mese. A giugno la giovane laureata in Interpretariato di conferenza era partita alla volta del Walt Disney World di Orlando, in Florida, insieme ad altri duecento italiani. Ma l’arrivo del virus ha trasformato una bella esperienza di vita e lavoro all’estero in un vero e proprio incubo senza fine.
«È stata una lunga e tormentata odissea, fino al giorno della partenza non speravo di poter tornare in Italia e sono molto delusa per come è stata gestita la nostra situazione», racconta Federica al suo rientro, «la Disney ci ha licenziati in tronco abbandonandoci a noi stessi e anche dalla Farnesina ci saremmo aspettati maggiore comprensione, impegno e concretezza. Capisco l’emergenza, ma c’erano duecento italiani bloccati negli Stati Uniti che non sapevano dove sbattere la testa. Ringrazio il giornalista che è stato la nostra vera ancora di salvezza». A giugno scorso Federica è partita alla volta della Florida per partecipare ad un programma di rappresentazione culturale trovando lavoro in un’enoteca di Epcot, uno dei parchi di divertimento a tema ospitati all'interno del Walt Disney World di Orlando.
«A febbraio avevamo saputo della grave emergenza sanitaria in Italia legata alla diffusione del Covid-19», prosegue la marsicana, «i colleghi stranieri con i quali condividevamo lavoro e alloggi ci chiedevano spesso se avevamo notizie delle nostre famiglie. Poi a marzo il contagio ha raggiunto anche gli Stati Uniti, ma noi continuavamo a lavorare comunque senza indossare alcun dispositivo di protezione come mascherine o guanti nonostante il contatto con il pubblico. In ogni meeting mattutino i nostri superiori ci ribadivano continuamente di lavare o igienizzare spesso le mani. A differenza del lockdown italiano, in America le persone hanno continuato a girare come se nulla fosse accaduto nonostante tante attività fossero sospese. Il 15 marzo anche il Walt Disney World ha deciso di chiudere per 15 giorni. Così io e i miei colleghi siamo rimasti negli alloggi dove il nostro manager veniva tre volte a settimana per portarci cibo e notizie».
Il 4 aprile il parco divertimento dirama una nuova comunicazione e la chiusura viene protratta fino alla metà di maggio. Due giorni dopo, però, tutti i dipendenti vengono licenziati in tronco con una mail.
«La Disney ci ha scritto che il programma era terminato e avremmo dovuto lasciare gli appartamenti entro il 17 aprile», aggiunge la ventottenne, «e noi, preoccupati per l’evolversi repentino della situazione, ci siamo subito messi alla ricerca di voli per l'Italia. L’unica compagnia a garantire ancora la tratta aerea da Orlando a Roma era Alitalia, ma ben presto abbiamo scoperto che i voli venivano cancellati poco prima della partenza o si rischiava di restare bloccati negli scali. Disperati e non sapendo come fare per tornare a casa abbiamo deciso di contattare la Farnesina che, a sua volta, ci ha rimandati al Consolato di Washington a Miami. Aspettavamo una risposta per il venerdì di Pasqua che però non è mai arrivata. Il lunedì di Pasquetta decidiamo di richiamare l’unità di crisi, ma ci sentiamo rispondere che gli uffici italiani erano chiusi per le festività. Completamente abbandonati a noi stessi decidiamo di contattare la compagnia aerea di bandiera per un preventivo. Alitalia ci chiede 400mila euro per un volo. A noi però servivano due aerei nel rispetto del distanziamento sociale e con la spesa raddoppiata molti non avevano denaro a sufficienza per poter pagare il biglietto di ritorno. Sfiniti e presi dal panico alcuni del gruppo decidono di prenotare voli senza garanzia, mentre altri provano a contattare qualche giornalista italiano affinché possa accendere i riflettori sulla vicenda».
Intanto i giorni passano, la paura e le incertezze aumentano, la preoccupazione delle famiglie è alle stelle e arriva il 17 aprile. Federica deve lasciare l’alloggio convenzionato con il parco divertimento di Orlando ed è costretta pure a traslocare in un secondo appartamento. La svolta arriva grazie a Gabriele Parpiglia di Canale 5 contattato dal gruppo su Instagram. Il giornalista e autore televisivo si mette subito in contatto con il Consolato e in meno di 24 ore la Farnesina organizza un volo per Roma con scalo a Santo Domingo.
Finalmente domenica scorsa, alle 13 (ora americana), la marsicana arriva all'aeroporto di Orlando e si imbarca su un volo di Neos Air con in tasca un biglietto di millecinquanta dollari pagato di proprio pugno. Alle 7.15 (ora italiana) atterra a Fiumicino dove la attende un’altra amara sorpresa, i suoi bagagli risultano smarriti insieme a quelli di tanti altri passeggeri. Dopo alcune ore trascorse nell'ufficio denuncia, il giorno dopo la compagnia aerea le comunica che le valigie sono state ritrovate e le verranno spedite direttamente a casa con un corriere. Sfiniti dalla preoccupazione, papà Kennedy, mamma Brigida e la sorella minore Francesca hanno potuto finalmente riabbracciare la loro coraggiosa e tenace Federica e tirare un sospiro di sollievo. «La nostra concittadina dovrà rispettare i necessari giorni di isolamento precauzionale», spiega il sindaco di San Benedetto, Quirino D’Orazio, «a nome della comunità e dell'amministrazione le inviamo un grande affettuoso abbraccio di bentornato».
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