«L’officina non fece abusi» Salvi venti posti di lavoro

7 Aprile 2019

Francavilla, prosciolti dal giudice i fratelli Caldarone: nel 2015 realizzarono un terrapieno contro gli straripamenti del Foro. «Agirono per stato di necessità»

FRANCAVILLA AL MARE. Si è chiusa con una sentenza di non doversi procedere il giudizio aperto dalla sezione distaccata del tribunale di Ortona nei confronti dell'autofficina Caldarone, accusata di aver realizzato nel 2015 un terrapieno per difendersi dai continui straripamenti del fiume Foro, che avrebbe danneggiato attività e residenti vicini.
La sentenza, pronunciata dal giudice De Ninis, oltre ai titolari del centro multiservizio Stefania e Andrea Caldarone può far tirare un sospiro di sollievo ai circa 20 dipendenti dell'azienda: un esito diverso infatti avrebbe messo seriamente a rischio i loro posti di lavoro, specie per via degli oltre 100mila euro che i titolari avrebbero dovuto sborsare come sanzione: adesso invece il futuro per loro assume un aspetto migliore, ma anche per l'officina, che attraverso i suoi proprietari fa sapere di voler tornare a crescere. I fatti risalgono al novembre del 2015, quando dopo l'ennesima esondazione del fiume, i titolari del centro affidarono ad un loro uomo di fiducia, Adamo Sardo, difeso in giudizio dall'avvocato Antonio Marascia, il compito di realizzare la protezione: «Eravamo ormai stufi dei continui danni che l'acqua provocava all'azienda», dicono in coro i fratelli Caldarone. «In dieci anni abbiamo subito danni per oltre 150mila euro e per questo abbiamo deciso di tutelarci». Danni che hanno portato l'azienda a dover per forza di cose ridurre il personale, che in passato ha toccato anche le 40 unità. A difenderli ci ha pensato l'avvocato Luca Paolucci, che racconta: «Fino a poco più di un anno fa il fiume Foro era totalmente abbandonato a se stesso e ogni volta che pioveva l'acqua fuoriusciva, finendo con il danneggiare abitazioni private e attività, come quella dei miei assistiti. Il procedimento è scattato su segnalazione di alcuni privati che sostenevano come la realizzazione di questo terrapieno respingesse l'acqua dall'autofficina, portandola nelle loro proprietà. A nostro parere però, la sua costruzione è derivata da uno stato di necessità, per tutelare l'azienda e i suoi dipendenti, persone che hanno una famiglia e che rischiavano di ritrovarsi in mezzo ad una strada». Poi insiste: «A confortare la nostra tesi poi, ci ha pensato la Regione stessa, che da un anno a questa parte ha posto in essere un lavoro per la messa in sicurezza della zona, con la realizzazione di un bacino in grado di fungere da diga e raccogliere l'eventuale acqua che può fuoriuscire dal fiume». Così facendo, il terrapieno è stato rimosso e tutta l'area adesso appare più tutelata da eventuali calamità naturali, per la soddisfazione dei titolari: «Oltre al danno rischiavamo anche la beffa», dicono ora. «Abbiamo temuto per l'azienda e soprattutto per la sorte dei nostri dipendenti. Adesso, tutti insieme, guardiamo al futuro con ottimismo».