L’Ue si fa coraggio «Avanti insieme»

26 Marzo 2017

Dopo 60 anni i leader a Roma: Europa sicura e competitiva Firma dei 27 in Campidoglio, Mattarella: è la fase costituente

ROMA. Ventiquattro ore per rilanciare l’Europa. Per far ripartire quel sogno iniziato 60 anni fa proprio a Roma dai padri fondatori della Comunità economica che, tutto volevano, tranne tornare ad essere “nemici”. E sotto un sole quasi d’estate, in una Roma super blindata che ha retto l’onda d’urto di sei cortei in una sola giornata, per la prima volta senza la Gran Bretagna, i 27 leader europei e i vertici della Ue hanno firmato la “Dichiarazione di Roma” che, 60 anni dopo i Trattati, sancisce la nascita dell’Europa “a due velocità”, ma “unita”. Nessuno scontro è avvenuto nelle strade della Capitale dove si temeva l’arrivo di no-global e black-bloc dai quattro angoli del continente: 120 persone sono state trattenute in un commissariato, c’è stato qualche momento di tensione, ma tutto è filato liscio. Per ore, le strade della città sono state percorse da manifestazioni pro e contro la Ue, ma Roma, dove dopo l’attentato di Londra il livello di allarme era al massimo, ha superato la prova. Protetta da migliaia di agenti delle forze dell’ordine e da cecchini appostati sui tetti, nella Protomoteca del Campidoglio diventato per un giorno “zona rossa”, i leader hanno firmato quei due fogli a cui ora bisognerà aggrapparsi per non far vacillare il difficile equilibrio su cui poggia la Ue. Perché, come ha detto il presidente Sergio Mattarella: «L’Europa va completata, altrimenti non potrà durare».

Tramonta il sogno degli stati federali europei ma nella Dichiarazione, i capi di Stato e di governo si sono impegnati a consegnare «un’Unione sicura, prospera, competitiva, sostenibile e socialmente responsabile» dove «i cittadini si sentano sicuri e possano spostarsi liberamente, in cui le frontiere siano protette, con una politica migratoria efficace, responsabile e sostenibile». Più di così, secondo le diplomazie che da mesi lavoravano al testo, non era possibile ottenere da una Ue percorsa da populismi, crisi migranti e dalla paura del terrorismo. «Da oggi si apre una fase costituente», ha esortato Mattarella salutando i Grandi dell’Europa al Quirinale.

Un clima informale. Era quello che hanno voluto mostrare al mondo i leader europei costretti ad adattarsi al rigido cerimoniale che li ha portati nei luoghi della “grande bellezza” di Roma. Dal Vaticano al Campidoglio, dalla Cappella Sistina alla sala degli Orazi e Curiazi, fino al Quirinale. Sorrisi, strette di mano, pacche sulle spalle, il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani che ha perfino accettato di fare un selfie mostrando i fogli con le 30 firme sotto la Dichiarazione. «Scarabocchi» li ha definiti sorridendo Angela Merkel facendo notare scherzosamente che, a causa del poco spazio, le firme sono finite quasi una sull’altra. «È stato Cipro!» si è rivolta divertita a François Hollande la cancelliera mostrando che la firma di Nicos Anastasiades, il presidente cipriota, “oscurava” quella della Francia. «It’s a Union!» ha detto sorridendo Gentiloni.

Tra le istantanee di questa giornata “storica” rimarrà Jean-Claude Juncker che finge di non dare la mano a Paolo Gentiloni congedandosi dal Quirinale ironizzando così sulla gaffe del presidente Trump con Angela Merkel. L’arrivo della cancelliera tedesca in Campidoglio che, davanti a Virginia Raggi in completo blu e fascia tricolore, chiede: «Lei è la sindaca, suppongo...? Ci stringiamo la mano?». E lei che risponde: «Come vuole». E ancora. La faccia scura di Alexis Tsipras che fino all’ultimo ha lasciato gli altri 26 con il fiato sospeso: la Grecia aveva posto diverse riserve per porre la firma. Il presidente francese Hollande che all’uscita dal Campidoglio sbaglia strada: è atteso dalle tv francesi, ma lui si confonde e si ritrova davanti alle tv tedesche. Rincorso, viene piazzato al posto giusto. Il leader lussemburghese Xavie Bettel che saluta Gentiloni, Donald Tusk e Muscat presidente di turno della Ue che da protocollo lo aspettano sulla guida rossa, con un italianissimo “Ciao” con la mano. E il cancelliere austriaco Christian Kern richiamato dal cerimoniale capitolino perché si è dimenticato di salutare Virginia Raggi. Tutti hanno subìto gli effetti di quel piano sicurezza che il ministro dell’Interno Minniti ha voluto strettissimo. Così quando alle 10 tutti sono arrivati in Campidoglio, l’atmosfera si è visibilmente rilassata. E quando la Dichiarazione è stata firmata, i leader europei sembrano non avere così tanta fretta di lasciare il Campidoglio. L’ultimo sarà il presidente della commissione europea Juncker che si è portato da Bruxelles la stilografica originale con cui nel 1957 sono stati firmati i Trattati di Roma.

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