L’ultimo sms di Vittorio alla vittima e quell’impronta di bicicletta

14 Novembre 2015

«Ti voglio sempre bene Nicò nonostante tutto». È l’ultimo sms di Vittorio Massacese, il titolare del baretto del porto a Nicola Bucco il 14 novembre di tre anni fa quando il pescarese di 53 anni fu...

«Ti voglio sempre bene Nicò nonostante tutto».

È l’ultimo sms di Vittorio Massacese, il titolare del baretto del porto a Nicola Bucco il 14 novembre di tre anni fa quando il pescarese di 53 anni fu trovato in un lago di sangue, proprio da Vittorio, nell’appartamento al piano terra di via Leopardi, ucciso con tre coltellate.

E proprio nel terzo anniversario dell’omicidio a tutt’oggi senza un colpevole, il legale dell’ex moglie e del figlio di Bucco, l’avvocato Enrico Della Cagna, ha presentato l’opposizione alla richiesta di archiviazione formulata dal pm Gennaro Varone. Partendo dall’assunto che dietro l’omicidio di Bucco ci sono questioni di denaro e di rapporti interpersonali. Rapporti che, secondo la difesa dell’ex moglie e del figlio di Bucco, ruotano attorno alla figura di Vittorio Massacese, amico e convivente di Bucco, che la mattina dell’omicidio litiga con Nicola, a cui pagava l’affitto di via Leopardi, dice alla polizia di essere tornato a pranzare a casa, anche se un fratello dice che è tornato ma non ha pranzato (essendosi chiuso dieci minuti in bagno per poi riuscire di casa), che tempesta di telefonate Nicola e il fratello Emilio, e che poi si precipita a casa e trova l’amico ormai esanime. Per poi cambiare tre telefoni nel giro di 10 giorni, tra il 16 e il 25 novembre di quel maledetto 2012, e limitarsi a dire alla Mobile «avrei potuto fare di più». Una figura, quella di Vittorio, su cui l’avvocato chiede di verificare ancora, come pure sul fratello Emilio e sul tunisino Rafik a cominciare dai rispettivi telefonini per ricostruire con precisione i rapporti che legavano Bucco con entrambi. In particolare, l’avvocato Della Cagna chiede nuove analisi sul materiale sequestrato al tunisino Rafik, di riesaminare le telecamere installate nei dintorni del luogo dell’omicidio e di risentire sia Rafik che sua moglie, la quale risulta dagli atti che avesse dichiarato che il marito perdeva spesso il controllo e che con Bucco aveva avuto delle liti dopo che il pescarese si era fatto dare dei soldi illudendolo di procurargli un lavoro. Quanto a Emilio Massacese, l’altro indagato della vicenda, l’avvocato Della Cagna chiede ulteriori accertamenti sulla bici che gli era stata sequestrata sul pontone, per compararla con l’impronta di bici trovata su una parete della casa di Bucco. E infine, come il collega Faccini, anche Della Cagna chiede le analisi delle impronte trovare sul rubinetto della cucina di via Leopardi, in modo da compararla con le impronte dei due indagati. (s.d.l.)