L’unica tassista donna «In auto ho sempre lo spray per difesa»

Marisa, ex commessa, ha rilevato la licenza dal compagno «Sono felice: i colleghi mi proteggono, le clienti esultano»
PESCARA. C'è una sola donna alla guida dei taxi di Pescara: è Marisa Del Castello, 42 anni, origini molisane di Trivento ma nativa di Pescara e residente a Montesilvano. Da aprile 2015 è ufficialmente tassista della compagnia Cotape, cooperativa Radiotaxi Pescara, dopo 17 anni di impiego come addetta alle vendite al Mercatone uno. «L'azienda dove lavoravo ha sospeso l'attività», racconta, «e io mi sono ritrovata disoccupata. È stato il mio compagno, Massimo Gonfalonieri, a cedermi la licenza, dopo aver deciso di cambiare mestiere. Così ho preso tutti i certificati di abilitazione alla professione, ho superato un esame in Regione per ottenere la qualifica ufficiale, quindi c’è stata l'iscrizione al ruolo conducenti e subito ho iniziato a lavorare».
La prima corsa circa un anno fa, a bordo di uno dei 40 mezzi della compagnia, il taxi numero 30. «Ho portato una donna in via Chieti e quando mi ha vista è rimasta piacevolmente sorpresa. Questo lavoro mi piace tantissimo e sono felice», sottolinea più volte Del Castello, madre di Marika, 14 anni. «Certo può essere pericoloso e, pensando a mia figlia che mi aspetta a casa, cerco di non restare fuori fino a tardi. Di solito, finisco l'ultimo turno intorno a mezzanotte. Per fortuna non mi è mai accaduto nulla, ma questo è un lavoro in cui si può rischiare la vita, se si fa salire in auto la persona sbagliata».
A questo proposito, la tassista coglie l'occasione per rimarcare il fatto che non esiste, per la categoria, una regolamentazione di emergenza in caso di pericolo. «Con i colleghi abbiamo deciso un codice tutto nostro di intervento» - spiega Del Castello senza svelarne i contenuti. «E siccome non si possono installare telecamere a bordo a causa della privacy, è necessario dotare i taxi di tasti Sos o comunque di dispositivi di allerta sia verso i colleghi impegnati in altri turni che verso le forze dell'ordine. Per precauzione tengo sempre accanto a me una bomboletta spray antiaggressione al peperoncino. Non intendo usarlo, ma rappresenta un'arma di difesa, mi fa sentire sicura».
Ogni giorno tanti chilometri da macinare, da un capo all'altro della città, tante vite da incrociare e altrettante storie da raccontare. «Tra i miei clienti», dice, «ci sono molte donne che esultano quando mi vedono al volante, si sentono rassicurate e usano toni confidenziali, come se si confidassero con un’amica». Un aneddoto tra tanti? «Una donna mi ha chiesto di accompagnarla a fare shopping e io l'ho attesa durante i suoi giri. Al ritorno mi ha lasciato una lauta mancia, non posso dire quanto, ma la cifra era davvero generosa. Non dimenticherò mai quel gesto di cortesia».
Gentile, garbata, di bell’aspetto, l’unica donna tra 39 colleghi uomini sta «benissimo» con loro. «Hanno un senso di protezione verso di me e mi aiutano tanto sul lavoro. Forse con altre donne non avrei avuto lo stesso feeling, sarebbe scattata la competizione». Non dimentica il consiglio del suo compagno di «non discutere mai, nè con i colleghi, nè con i clienti» e sul lavoro ha un sogno nel cassetto, cioè che «il taxi diventi un mezzo di trasporto di uso più frequente e comune». A chi volesse contattarla direttamente perché preferisce una donna alla guida, fa sapere che «si può fare, non è vietato, ma non è corretto nei confronti dei miei colleghi».
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