L’università dice no all’ex Cofa Il rettore: troppe polemiche

Caputi: «Mi sarei aspettato un plauso dalla città, ma siamo entrati sul terreno dello scontro politico» E adesso si torna a pensare a viale Pindaro: «Per decidere vanno fatti gli approfondimenti necessari»
PESCARA. Ex Cofa addio, troppe beghe politiche: in estrema sintesi è con questa motivazione che il rettore Sergio Caputi accantona l’idea di realizzare la nuova sede pescarese della D’Annunzio sul lungomare sud.
Rettore, che cosa è successo con l’ex Cofa?
«Eravamo partiti con grande entusiasmo sulla possibilità di fare qualcosa in quella zona con la precedente giunta guidata da Marco Alessandrini, e con ancora più entusiasmo l’idea è stata ripresa da Carlo Masci, che ringrazio per aver ripreso quell’indirizzo».
Poi cosa è successo?
«Purtroppo, strada facendo, siamo entrati sul terreno dello scontro politico. Mi sarei aspettato più un plauso dalla città per una proposta di riqualificazione. Invece sono arrivati attacchi senza che ci sia stata la possibilità di mostrare neanche un disegno. Non mi aspettavo una reazione così violenta».
E ora?
«Si è spento l’entusiasmo. L’Università è parte terza nei rapporti con gli enti locali, e non può accettare di diventare terreno di scontro politico. Siamo rimasti molto amareggiati dall’atteggiamento verso una progettualità che non è stata neanche presa in considerazione. Se si crede nell’università come progetto, anche per quello che può portare come indotto, serve un certo atteggiamento: se non si è di questo avviso, allora ci si comporta come con l’ex Cofa».
Si è parlato di “cementificazione” e “speculazioni”.
«Ma avevamo appena iniziato a elaborare un pensiero. Non sapevamo neanche quanto terreno avremmo avuto a disposizione, se si sarebbe progettato un edificio di tre, otto o un piano solo. Di certo volevamo che ci fosse una grande condivisione con la città, e avremmo fatto un grande sforzo in questo senso».
La sua idea qual era?
«La Regione avrebbe dovuto acquisire viale Pindaro. Cosa della quale però non ci hanno fatto sapere più nulla. Quelle risorse le avremmo investite sulla progettazione e realizzazione della nuova sede».
Perché?
«Già stiamo investendo risorse importanti per mettere a norma e rendere più confortevole la D’Annunzio a Pescara, perché la struttura di viale Pindaro non è stata pensata come università, è riadattata. Mancano ad esempio aule da 4-500 posti. L’ideale perciò sarebbe una sede ex novo concepita e costruita come università».
Quindi si torna all’idea di ampliare viale Pindaro nonostante, da un esame del Provveditorato alle opere pubbliche della Regione, il terreno sia risultato fragile geologicamente?
«Saranno fatte le opportune verifiche. Noi eravamo pronti ad andare in appalto, quando ci sono state delle osservazioni da parte degli organi preposti della Regione. Una volta fatti gli approfondimenti necessari, vedremo cosa si può fare e decideremo se farlo».
Lei vive la D’Annunzio fin da studente: si è anche laureato in questo ateneo. Come ha visto, in questi anni, i rapporti con i due Comuni che ospitano l’università?
«A Chieti la D’Annunzio ha sviluppato dieci volte le cubature che ci sono a Pescara: potrebbe essere già una risposta. Evidentemente Pescara non ha un interesse così grande a espandere l’ateneo».
Di recente ha fatto un sopralluogo alla Stella Maris di Montesilvano: potrebbe nascervi una sede universitaria?
«È una possibilità che ci offre il Comune. Nell’occasione non abbiamo potuto esaminare gli interni. Quando lo faremo, vedremo che tipo di locali ci sono per aule e spazi comuni, e a che tipo di corsi possono essere funzionali. Io sono favorevole all’espansione dell’ateneo per farlo crescere: le sedi attuali sono piene come un uovo».
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