«La Asl deve garantire i costi e le terapie»

6 Aprile 2024

La sentenza del giudice del lavoro: ordinanza d’urgenza per un ragazzo autistico lasciato senza cure

PESCARA. Deve intervenire la magistratura, e nel caso specifico un giudice del lavoro, per affermare il diritto alle cure di un ragazzo autistico e far sì che possa ricevere le cure necessarie riconosciute dalla stessa Asl. L’ultima sentenza porta la firma del giudice Valeria Battista che, con una ordinanza d’urgenza, impone alla Asl, chiamata in causa dall’avvocato Gianni Legnini, la presa in carico del minore, «direttamente o per mezzo di strutture in regime di convenzione mediante la copertura dei relativi costi, affinché gli vengano garantite le terapie e i trattamenti di cui al certificato rilasciato dall’unità valutativa multidimensionale della Asl pescarese». Il problema era legato alla mancanza di fondi che non permettevano alla famiglia del minore di far adeguatamente curare il figlio. Una vicenda presa in carico dall’associazione Autismo Abruzzo che, dal 2017, ha già presentato e vinto 130 ricorsi del genere. Ma questa volta il giudice Battista è entrato appieno nella vicenda, ricostruendo la normativa regionale e della Asl, e mettendo in luce le problematiche che Asl e Regione dovranno comunque risolvere, e che non potranno in nessuna maniera andare a nuocere al piccolo paziente che necessita di quelle cure. «Dall’esame delle delibere», spiega in sentenza il giudice, «emerge in modo chiaro che il tetto di spesa viene aprioristicamente preventivato ovvero viene determinato sulla scorta dell’entità dei trattamenti e delle prestazioni erogate ai pazienti nel biennio precedente; la peculiarità della patologia in questione, però, comporta una estrema variabilità delle situazioni risultando, quindi, altamente verosimile che i fondi stanziati si rivelino poi insufficienti con necessità di una modifica di quanto originariamente previsto, non potendosi negare il diritto a livelli essenziali di assistenza». E acclarato che la Asl sia responsabile dell’erogazione dei trattamenti e delle terapie a tutti quei pazienti affetti da disturbo autistico (e a riguardo l’unica struttura accreditata per prestazioni semiresidenziali sul territorio pare sia la fondazione Oltre Le Parole). «Pertanto», aggiunge il giudice, «quando si tratti del nucleo essenziale del diritto alla salute e la prestazione in considerazione sia indispensabile e indifferibile per la sua tutela, le esigenze della finanza pubblica e le disposizioni normative debbono subire una deroga in vista del soddisfacimento del diritto alla salute tutelato dalla Costituzione quale ambito inviolabile della dignità umana». E prosegue: «Non può il tribunale non osservare che, tenuto conto anche del fatto che l’autismo è stato inserito nei livelli essenziali di assistenza, in un’ottica di comparazione tra diritti costituzionalmente tutelati, debba prevalere senz’altro il diritto alla salute, dovendo l’equilibrio economico essere considerato in un certo senso “recessivo” e non potendo pertanto l’Azienda sanitaria giustificare la propria condotta omissiva con la carenza di fondi stanziati».
«Confidiamo», dichiara Dario Verzulli, presidente di Autismo Abruzzo, «che questa ordinanza suggerisca ad Asl e Regione di stabilire budget adeguati che assicurino agli aventi diritto le prestazioni sanitarie prescritte, senza dover ricorrere ad azioni legali, dispendiose per la pubblica amministrazione e dispendiose per le famiglie che vedono attivare i percorsi riabilitativi con grave ritardo». (m.cir.)