La Brioni chiude due reparti: lavoratori in stato di agitazione

2 Settembre 2021

Penne: l’azienda annuncia lo stop di magliera e camiceria, scoppia la protesta dei sindacati Cgil, Cisl e Uil: «Disattesi gli accordi presi, così gli operai sono obbligati a uscire». Via al picchetto

PENNE. Stato di agitazione in casa Brioni. I sindacati territoriali di Cgil, Cisl e Uil, unitamente alle rappresentanze unitarie sindacali, hanno dichiarato lo stato di agitazione e organizzato un sit-in di protesta per il 7 settembre prossimo davanti all’ingresso dello stabilimento aziendale di Penne. A fare esplodere la situazione è stata la decisione dei vertici aziendali Brioni con l’annuncio della chiusura dei reparti di maglieria e camiceria. Stando a quanto riferito dai sindacati, Brioni avrebbe disatteso quanto fatto sapere prima al Mise il 13 aprile scorso e poi verbalizzato in Confindustria Chieti-Pescara il 14 aprile. Ma è scontro tra sindacati e azienda. La Brioni assicura: «Nessun cambio di strategia».
«Riguardo la paventata ipotesi di chiusura dei reparti di maglieria e camiceria, l’azienda aveva precisato che la gestione degli eventuali esuberi sarebbe stata ricompresa nel perimetro aziendale», attaccano i sindacati. La situazione invece oggi è completamente diversa. «A differenza di quanto verbalizzato, l’azienda ha comunicato la chiusura dei due reparti e la conseguente uscita, a questo punto “forzata”, degli addetti di maglieria e camiceria», precisano i rappresentanti sindacali Debora Del Fiacco (Uiltec-Uil), Antonio Perseo (Cgil) e Leonardo D’Addazio (Cisl).
In soldoni: se nei mesi scorsi, pur paventandosi la possibilità di chiusura dei reparti di maglieria e camiceria, era stata prevista una possibile ricollocazione interna per i lavoratori di quei reparti, adesso la situazione è cambiata. I lavoratori di maglieria e camiceria non sono più ricollocabili all’interno della maestranze Brioni. I sindacati, che apriranno anche un pacchetto di ore di sciopero ancora da stabilire, informeranno dell'accaduto tutte le istituzioni che parteciparono al tavolo del Mise il 13 aprile scorso: il ministero del Lavoro; il ministero dello Sviluppo economico, Regione Abruzzo e le segreterie nazionali dei sindacati Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil. Complessivamente, esclusi i 56 dipendenti dello stabilimento della camiceria Brioni di Curno (Lombardia), sono 958 i lavoratori del comparto produttivo Brioni nell’area vestina: 618 dipendenti nella sede di Penne, 228 a Montebello Di Bertona (camiceria, pantalonificio e maglieria) e 112 a Civitella Casanova (taglio e logistica).
In una nota, la Brioni replica ai sindacati: «Non si è verificato alcun cambio di strategia. Il Piano Industriale 2021-2025 di Brioni prevede, tra l’altro, lo sviluppo del brand negli accessori e in nuove categorie di prodotto e un duraturo e improrogabile percorso di interventi di razionalizzazione dei costi e di ridimensionamento dei siti produttivi di Penne, Montebello di Bertona e Civitella Casanova, che attualmente possono contare su un organico di circa 1.000 lavoratori, con l’obiettivo di mettere in atto tutte le azioni necessarie per il rilancio e lo sviluppo del brand. Brioni conferma, inoltre», prosegue la nota, «la propria volontà di mettere a disposizione delle risorse coinvolte, attualmente stimate fino a un massimo di circa 320 lavoratori tra diretti e indiretti di tutte le linee di produzione, compresi quindi i reparti dedicati alla maglieria e alla camiceria citati nella suddetta comunicazione sindacale, ogni più opportuno strumento per ridurre, quanto più possibile, il conseguente impatto sociale, come peraltro già dimostrato anche dall’accordo quadro firmato lo scorso 22 giugno con i rappresentati delle organizzazioni sindacali relativo a una serie di strumenti/ammortizzatori sociali conservativi del rapporto di lavoro e con impatto sociale contenuto».