La carica dei professori trasferiti: «Lasciateci lavorare in Abruzzo»

8 Giugno 2017

Delegazione in rappresentanza di 400 docenti protesta davanti all’ufficio scolastico provinciale «Chiediamo al ministero di rivedere le assegnazioni e stabilizzare le cattedre provvisorie»

PESCARA. Chiedono di rimanere a insegnare in Abruzzo i circa 400 docenti "deportati" (160 di Pescara) nelle regioni del Nord, che due giorni fa hanno protestato, sotto la sede dell'ufficio scolastico provinciale di via Passolanciano, per chiedere al Miur di rivedere il quadro delle assegnazioni provvisorie e della stabilizzazione dei posti di lavoro con il trasferimento definitivo nelle province dove vivono con le famiglie ( e dove quest'anno hanno lavorato prevalentemente nelle scuole superiori)oppure nelle province vicine. Ma sempre rimanendo in Abruzzo.
La delegazione dei Nastrini Liberi Uniti, composta da Francesca Carusi, Annamaria Masiello, Jara Colantoni, Laura Messina, Manuela Fusilli, Filomena Papola, Carla Candeloro, Giusy Patriarca, Elena Manzo, Elda Capriotti, Maria Casolino, Pasquale Spina, è stata ricevuta dal nuovo dirigente dell'ufficio scolastico provinciale Carlo Pisu e dalla funzionaria Marisa Di Cioccio, i quali si sono «impegnati a riportare le nostre istanze al Miur». I 400 insegnanti, prevalentemente di sostegno, ma anche di posto comune, con la legge sulla “Buona Scuola” , hanno ottenuto una cattedra per un triennio, dopo anni di precariato. Ma il contestato algoritmo del Miur ha distribuito oltre 30 mila docenti del Meridione (tra i quali 400 abruzzesi) nelle regioni del Nord. Lo scorso anno scolastico, gli insegnanti hanno fatto le valigie a settembre e sono partiti alla volta delle destinazioni assegnate: Belluno, Treviso, Milano, Venezia, Vicenza, Perugia e Pesaro per i più fortunati, perché città più vicine a casa. Venti giorni dopo, verso la fine del settembre scorso, il Miur ha accolto le domande di assegnazione provvisoria precedentemente compilate dai docenti che si definiscono “deportati” e, con questo provvedimento dell'ultim'ora, sono riusciti a ricongiungersi alle famiglie e a ottenere un posto in Abruzzo. Ora tornano all'attacco, perché vogliono evitare che si ripeta la storia dello scorso anno. Non vogliono rifare le valigie e, soprattutto, non vogliono rivivere gli strazianti distacchi da figli e familiari. Per questa ragione continuano la lotta. «Dobbiamo farlo, altrimenti ci dimenticheranno nel Purgatorio dove siamo stati confinati da tempo- è il commento di Francesca Carusi, docente di Storia dell'arte di Montesilvano, inviata di ruolo al liceo classico e linguistico Mamiani di Pesaro, madre di una bimba di 4 anni, a capo del coordinamento abruzzese dei Nastrini Liberi Uniti (ex Nastrini Rossi, ma a breve si costituiranno come comitato interregionale del Sud)) che ingloba le delegazioni di Basilicata, Calabria e Campania, capeggiate rispettivamente da Magda Dalessandri, Rosita Ceraldi e Anna Chianese noi siamo gli «assunti della legge 107» con il folle algoritmo che ha deciso a caso le destinazioni del Nord, dove c'è bisogno di insegnanti per carità, ma per vivere con uno stipendio di 1.200 euro non è facile con due case da mantenere oltre alle famiglie. Perché noi non possiamo avere, come tanti nostri colleghi, il privilegio di insegnare nei luoghi dove vivono le nostre famiglie benchè in Abruzzo ci siano i posti disponibili per farlo? Di fronte ai tagli operati all’organico delle regioni del Sud (69 cattedre sono state cancellate complessivamente in Abruzzo), e al dato di fatto che, su circa 500 cattedre consolidate, tra sostegno e posti comuni, nella nostra regione solo il 30% sarà riservato ai trasferimenti definitivi, ci appare assurdo che si voglia negare la possibilità a tutti i docenti che non otterranno il trasferimento di poter almeno chiedere (senza certezza di ottenerla) l’assegnazione provvisoria per ricongiungersi ai propri familiari almeno nelle province vicine a quelle di residenza. Abbiamo fatto domanda di trasferimento definitivo in Abruzzo, conosceremo gli esiti tra metà giugno e il 20 luglio».
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