La Caritas: «Sul mercatino si rispettino gli impegni»

8 Marzo 2017

Don Marco sprona il Comune a realizzare la struttura nel tunnel di via Ferrari Consiglieri divisi anche dopo un incontro con gli ambulanti extracomunitari

PESCARA. «La riapertura del mercatino etnico in un altro luogo era stata una promessa, che oggi è giusto mantenere». Sono le parole pronunciate ieri da don Marco Pagniello, direttore della Caritas, per spronare il Comune a rispettare gli impegni assunti con la comunità senegalese. Il suo intervento è arrivato durante una giornata infuocata per l’avvio dell’esame in consiglio comunale della delibera, che prevede una spesa di 250mila euro per completare i lavori nel sottopasso di via Ferrari dove dovrebbe essere ospitato il mercatino etnico.

Maggioranza e opposizione continuano a litigare sull’opera, che sta dividendo anche la città. Lunedì scorso, si è assistito ad una protesta in Comune dei commercianti ambulanti italiani, fortemente contrari al mercatino. Ieri, invece, è stata la volta dei rappresentanti della comunità senegalese giunti in consiglio comunale per sollecitare l’opera. E anche loro (nella foto durante la riunione) sono stati ascoltati dal sindaco, dagli assessori e dai consiglieri, durante una pausa dell’assemblea civica.

L’intervento di don Marco, però, non potrà non influenzare il dibattito politico, anche se lui ha tenuto a precisare che non intende entrare in polemica, «ma soltanto avvicinare le parti per un lavoro a favore della popolazione». «La sistemazione del mercatino etnico nel sottopasso ferroviario», ha detto il direttore della Caritas diocesana di Pescara-Penne, «è un primo passo necessario a sostegno delle comunità più deboli presenti sul nostro territorio». «Comprendo i timori e le lamentele legate alla gestione del mercatino nel passato», ha continuato don Marco, «ma non capisco la riluttanza e il rifiuto». «Del resto, la riapertura del mercatino in altro luogo», ha sottolineato, «era stata una promessa che oggi è giusto mantenere con l’impegno di un lavoro di controllo per il rispetto delle regole». «Si continua a ragionare in un’ottica di contrapposizione», ha concluso don Marco, «che è sempre contro l’interesse della collettività. Un termine, tra l’altro, che non può ancora dividerci in italiani e stranieri. Dovremmo invece impegnarci tutti per cercare una vera integrazione».

L’appello del direttore della Caritas, tuttavia, è arrivato solo al termine di una mattinata di accesissimo dibattito in consiglio, terminato con un rinvio a domani mattina dell’esame degli 850 emendamenti a firma del centrodestra. Alla fine della seduta, poi, è stata bocciata la richiesta di sospensiva della delibera presentata da Forza Italia. Richiesta giustificata in così dal capogruppo e dal vice Marcello Antonelli e Vincenzo D’Incecco: «La delibera, impegnando somme del 2016, non può essere approvata prima della ratifica del bilancio consuntivo dell’anno scorso». Anche nella maggioranza si sono registrate voci contrarie. Massimiliano Pignoli (Lista Teodoro) ha preannunciato il voto contrario: «Quel tunnel è un tugurio che divide e non integra la comunità». «La chiamata alle armi del centrodestra istiga all’odio razzista», è stato il parere di Francesco Pagnanelli (Pd). In tarda mattinata, era stata ascoltata anche una rappresentanza dei senegalesi. «Il mercato alla stazione non vuol dire ghettizzazione», ha affermato Patrick Goubadie, responsabile della Cgil immigrati, «noi paghiamo le tasse e contribuiamo allo sviluppo economico di questa città. Vogliamo integrarci, non metteteci contro i lavoratori italiani». «Pescara ha una tradizione per il mercato etnico», ha osservato il sindaco Marco Alessandrini, «negli anni aveva subìto una degenerazione che non potevamo più tollerare. Dopo aver esaminato le varie ipotesi, abbiamo optato per il tunnel, concesso dalle Ferrovie con un parere condizionato». «Se discutiamo sulla localizzazione qualche contrarietà ci può stare», ha fatto notare l’assessore al commercio Giacomo Cuzzi, «ma il mercatino non sarà solo per i senegalesi, sarà aperto a tutti. Lo stabilisce una legge regionale».

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